A Castiglione Olona, presso Palazzo Branda Castiglioni, continua la mostra

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A Castiglione Olona, presso Palazzo Branda Castiglioni, continua la mostra
A Castiglione Olona, presso Palazzo Branda Castiglioni, continua la mostra

A Castiglione Olona, presso Palazzo Branda Castiglioni, continua la mostra. Due scultori che, inaugurata il 7 ottobre 2017 da Flaminio Gualdoni, ci racconterà ancora, fino al 7 gennaio 2018, la vita artistica di Gian Luigi Bennati e Massimo Fergnani.

Se in un tardo pomeriggio, di inizio dicembre, decidessimo di far visita alle sale inferiori del Palazzo Branda Castiglioni e rinunciassimo agli agi che provengono dall’uso del termosifone, troveremmo una visione d’altri tempi, un’atmosfera fredda e umida che solo le spesse pareti antiche e la nostra cruda terra insubrica ci sanno regalare.

Il gelo, per chi è nato e cresciuto in questi luoghi, non è semplicemente qualcosa da arginare, ma anche un valore da apprezzare, un velo in grado di assopire le nostre preoccupazioni e di farci momentaneamente vivere ripiegati nel momento stesso che stiamo vivendo; un amico in grado di aiutarci a godere del presente con maggiore intensità e trasporto.

Visitare una mostra rappresenta, ogni volta, un’esperienza completamente unica e, nel caso di Due scultori, si potrebbe dire che la sensazione, indotta anche dall’influenza dell’ombroso giardino interno, sia simile ad un piccolo lago ghiacciato i cui cristalli hanno immobilizzato e ovattato i rumori tutt’intorno.

La disposizione delle opere e i tratti caratteristici delle stesse, pur nella diversità presente tra i due autori, sembrano contribuire a disegnare nella nostra immaginazione questo immobile e bianco panorama.

Gian Luigi Bennati, affermato artista contemporaneo, è stato, per Massimo Fergnani, suocero e maestro; il loro rapporto personale, costruito sulla base di quello artistico, potrebbe essere definito silenzioso, le parole infatti non erano sempre necessarie e il più delle volte il loro dialogo era formato dalle linee della terra creta e dagli schizzi di gesso sul grezzo pavimento di cemento.

I due, in ogni modo, sembrano essersi conosciuti davvero, pur avendo condiviso pomeriggi, nei quali, il solo suono udibile era quello dei trucioli di olivo sotto la suola delle scarpe.

Le opere raccontano infatti del loro sincretismo spirituale che gli anni hanno contribuito a maturare.

Le opere di Bennati appaiono tese, tirate, doloranti di un dolore vissuto che, nel momento dell’ultimazione delle stesse, sembrerebbe sublimato e superato, come se, frammisto all’agonia, si potesse percepire la serenità del superamento e l’orgoglio di averlo bloccato lì, innocuo per i giorni in via di svolgimento.

Massimo Fergnani, con la sua produzione, si rende, sulla base di ciò che ha ereditato in qualità di allievo, un interprete della propria generazione; una generazione che, come tutte, ha subito gli spintoni, gli schiaffi e le carezze della vita ma alla quale sono stati risparmiati gli squarcianti morsi della Storia.

Le proprie sculture, infatti, presentano linee più agili, sinuose, meno piantate e terrose, maggiormente libranti ed aeree; alcune di esse restituiscono non tanto il dolore quanto la melanconia tipica di chi rimugina, capo chino, sui propri fallimenti ma che, comunque, trova sempre la forza per voltare pagina, lo sprone per superare i dolori dei lacci e puntare gli occhi verso il cielo come un Icaro.

Un continuum artistico, personale e generazionale lega i due artisti come in uno spesso nodo scorsoio che, più ci si sofferma ad analizzare, maggiormente, chiudendosi, li avvicina.

Per chiudere con una metafora potremmo dire che Bennati e la sua generazione rappresentano il ghiaccio mentre Fergnani, con la propria, l’acqua del sopracitato piccolo lago gelato: i sassi e i ciottoli, che il tempo ha fatto rotolare in prossimità dello specchio d’acqua, sembrano, nella loro

composizione qualitativa, non molto dissimili da quei secchi, duri e acuminati frammenti di ghiaccio disseminati lungo la riva ma, in verità, non possono assolutamente essere assimilati.

Il ghiaccio è pur sempre acqua che, del proprio primigenio stato, conserva chiarezza, vitalità e leggerezza ma che, in prossimità delle sponde e dei venti avversi, è costretta a gelare affinché quella più al centro possa, timidamente ondeggiando, continuare a riflettere le cime dei monti circostanti, lo sforzo aerobico del volo degli uccelli e il blu cobalto del cielo.

È possibile visitare la mostra a Castiglione Olona, presso Palazzo Branda Castiglioni, fino al 7 gennaio 2018 nei seguenti giorni e orari :

da martedì a sabato ore 9-12 e 15-18

domenica ore 15-18

prima domenica del mese ore 10.30-12.30 e 15-18

 

 

 

Simone Fergnani

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