Quale futuro per Pedemontana?

Il perito nominato dal tribunale fallimentare di Milano sembrerebbe confermare l’ipotesi che la società Pedemontana verserebbe «in stato di insolvenza».

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Se Roma non dovesse togliere le castagne dal fuoco, l’unica alternativa al fallimento consisterebbe nel reperire finanziamenti privati

Quale futuro per Pedemontana? Il perito nominato dal tribunale fallimentare di Milano  sembrerebbe confermare l’ipotesi che la società Autostrada Pedemontana Lombarda S.p.A. verserebbe «in stato di insolvenza».

Secondo quanto anticipato ieri sulle pagine milanesi di “Repubblica”, il commercialista Ignazio Arcuri, incaricato dal tribunale fallimentare di fornire un parere sulla richiesta di fallimento della società Autostrada Pedemontana Lombarda, avanzata dai Pm Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, avrebbe di fatto confermato la tesi della Procura di Milano.

«La società è in stato di insolvenza» la sintesi delle ottanta pagine di analisi dei bilanci Pedemontana, firmate dal consulente nominato dal collegio di cui fa parte il giudice Guido Macripò, in vista della prossima udienza fallimentare di lunedì 4 dicembre.

Arcuri era chiamato a dirimere la contesa tra la tesi dei Pm, forti di una consulenza tecnica di seimila pagine di Roberto Pireddu, secondo cui la società non sarebbe «in grado far fronte agli impegni finanziari necessari per completare il progetto» per il collegamento tra Cassano Magnago e Osio Sotto, dato che «i ricavi nemmeno si avvicinano alle perdite», e quella contrapposta del pool di legali di Apl, guidato Luigi Arturo Bianchi, secondo cui la richiesta di fallimento sarebbe «infondata, sia sotto il profilo giuridico che sotto quello economico-finanziario», in quanto «l’insolvenza della società non esiste e il conto corrente è in attivo».

Il governatore Lombardo, Roberto Maroni, puntava  sullo sblocco dell’“atto aggiuntivo numero 2” alla convenzione tra Concessioni Autostradali Lombarde e la società Pedemontana, un documento fermo al Cipe che «potrebbe togliere argomenti alla richiesta di fallimento», come sosteneva il presidente della Lombardia prima di incontrare il ministro Graziano Delrio.

Se Roma non dovesse togliere le castagne dal fuoco, l’unica alternativa al fallimento consisterebbe nel reperire finanziamenti privati: la società è al lavoro per rinegoziare i termini di restituzione dei debiti contratti con le banche (200 milioni di euro), spostando la scadenza a oltre 10 anni, sempre che a garantire questa operazione, questa la richiesta degli istituti di credito, sia Regione Lombardia.

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