Lo strano destino di guerra dei premi Nobel per la Pace

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Lo strano destino di guerra dei premi Nobel per la Pace
Lo strano destino di guerra dei premi Nobel per la Pace

Lo strano destino di guerra dei premi Nobel per la Pace che dopo aver avuto l’assegnazione si trovano a gestire situazioni di guerra e repressione

Dopo il Nobel Barack Obama che, ricevuto a sorpresa il premio a inizio mandato nel 2009, ha poi dovuto sporcarsi le mani in vari scenari di guerra in giro per il mondo, ora tocca ad Aung San Suu Kyi al momento alle prese con la repressione della minoranza musulmana in Birmania.
L’Unicef ha valutato che a tutt’oggi siano in 400.000 i Rohingya fuggiti dalla Birmania ed entrati in Bangladesh.
L’agenzia dell’Onu per l’infanzia definisce “un compito monumentale” la protezione delle centinaia di migliaia di bambini appartenenti alla minoranza musulmana in fuga e ha lanciato un appello alla raccolta di 7,2 milioni di dollari per fare fronte all’impegno nei prossimi quattro mesi.
Da parte sua Aung San Suu Kyi ha annunciato la sua defezione all’Assemblea Generale dell’Onu e il segretario generale Antonio Guterres ha chiesto a Rangoon di fermare le violenze e le azioni militari contro la minoranza musulmana.

«La situazione umanitaria in Birmania è catastrofica. Lancio un appello alle autorità del paese a sospendere le attività militari e le violenze, e riconoscere il diritto a chi ha lasciato il paese a tornare»:  ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, incontrando i giornalisti al Palazzo di Vetro alla vigilia dell’Assemblea Generale Onu.
“Serve un piano d’azione per affrontare le cause alla radice della crisi» della minoranza musulmana dei Rohingya” ha concluso il Segretario Generali, chiedendo a “tutti i paesi di fare il possibile per fornire assistenza”.

Anche l’Alto Commissario Onu per i diritti umani Zeid Ràad al-Hussein ha denunciato le operazioni militari contro i Rohingya sottolineando che “appaiono come un chiaro esempio di pulizia etnica”.
I Rohingya musulmani da decenni vengono considerati la minoranza etnica più perseguitata del Mondo e vivono prevalentemente nello stato di Rakhine, nel nord-ovest della Birmania, al confine col Bangladesh.
Sono circa 1,1 milioni di persone che, a partire dalla seconda guerra mondiale, vivono in una sorta di limbo in cui vengono trattati da illegali dalle autorità della Birmania senza possibilità di ottenere la cittadinanza e costretti a rimanere in quella zona senza avere alcuna libertà di movimento e senza la possibilità di ricevere alcuna forma di educazione.

Milano 14 settembre 2017

Fabrizio Sbardella

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