Velo OK: rimuovere i ridicoli barilotti arancioni

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Velo Ok

Velo OK: rimuoviamo i ridicoli barilotti arancioni!

 Un inutile spreco di denaro pubblico effettuato dai nostri Comuni

I “Velo OK” sono quei barilotti arancioni molto kitsch installati, da solerti quanto spreconi amministratori (in buona o in mala fede?), anche all’interno dei centri abitati in particolare lungo le vie più scorrevoli e trafficate.

Già l’11 luglio 2012 una nota del Ministero Dei Trasporti recitava: «… I manufatti in oggetto (speed check e velo ok) non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal nuovo Codice della Strada (DLs n. 285/1992) e dal connesso Regolamento di Esecuzione e di Attuazione (DPR n. 495/1992) e dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione …».

Queste colonnine solitamente al loro interno sono vuote, e sono utilizzate dalle amministrazioni comunali solamente con “effetto deterrente” per obbligare automobilisti e motociclisti a rispettare i limiti. Tutte le amministrazioni locali che utilizzano Speed Check e Velo Ok come deterrente (e quindi nella maggior parte dei casi), ovvero senza montare telecamere al loro interno, agiscono in maniera quantomeno superficiale. Diverso sarebbe se al loro interno fossero installati gli autovelox regolamentari che però sono troppo grandi e non ci entrano.

Velo ok

Il 19 marzo 2014, il ministro dei Trasporti dichiarava testualmente: “I finti autovelox sono fuori legge e possono essere pericolosi e il 26 marzo chiariva “Gli autovelox finti non possono essere comprati e installati dai Comuni. La limitazione di velocità è prevista con appositi cartelli, previsti a livello europeo. I Comuni che stanno utilizzando questi finti autovelox se ne assumono la responsabilità”.

Inoltre si sottintendeva che i costi stratosferici stanziati dai Comuni per acquistare i contenitori arancione nascondevano qualcosa che era meglio non indagare. Come è ovvio, trattandosi di un piatto molto ricco, i comuni hanno continuato ad installare Velo Ok senza tener conto del parere del Ministero.

Da notare che nei contenitori diffusi in tutta Italia l’autovelox tradizionale (il modello 104) non c’entra e non c’entra nessun altro tipo di misuratore di velocità che impieghi due raggi laser interrotti dal passaggio del veicolo. In tali strumenti i diodi emettitori sono posizionati ad una distanza elevata fra loro (circa 50 cm), per ridurre il margine di errore. Quindi lo strumento non c’entra in larghezza perché le due cellule a raggio laser sono poste a una distanza maggiore (di circa 15 cm) del diametro interno del barilotto. Inoltre il marchio “Velo OK” che appare sul barilotto è pubblicità e quindi dovrebbe pagare la tassa relativa sulle affissioni.

In questi anni gli inutili barilotti hanno colorito, tra il ridicolo e la vergogna (meglio la mancanza di vergogna), le strade più scorrevoli delle nostre città e cittadine senza che nessuno si irritasse per tale spreco di denaro pubblico, senza che le forze politiche locali stigmatizzassero i comportamenti superficiali e stravaganti di taluni amministratori. Sono costati ai bilanci dei comuni cifre decisamente esagerate rispetto al loro valore reale (barilotti colorati vuoti) e ci sarebbe da farsi molte domande in merito, ma forse sarebbe opportuno stendere un pietoso velo e procedere alla rimozione di questi pietosi orpelli simbolo e distintivo di quella classe politica che ci ha amministrato negli ultimi anni.

Gallarate 25 febbraio 2017

Fabrizio Sbardella

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