Meloni/FdI, se Renzi perde referendum va a casa?

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giorgia meloni a Milano
Chiedo ufficialmente a Lega e Fi: Siamo d’accordo su no agli inciuci e sul fatto che se Renzi perde referendum va a casa?
Caro Direttore, la ringrazio per avermi dato la possibilità di lanciare dalle colonne del suo giornale un messaggio importante. Inizia oggi una tre giorni che può essere decisiva per la politica italiana e segnatamente per le forze di opposizione a Renzi e alla sinistra.
Domani Fratelli d’Italia celebrerà il primo “referendum propositivo” nella storia d’Italia. Saremo nelle principali città italiane per chiedere direttamente ai cittadini di esprimersi sui temi prioritari delle politiche di governo: Unione Europea ed euro, immigrazione, tasse, riforme e presidenzialismo, lotta all’integralismo islamico. Lo facciamo perché noi vogliamo che siano i cittadini a dettare le condizioni ai partiti del centrodestra sui presupposti irrinunciabili da cui deve ripartire una proposta politica vincente alternativa alla sinistra e a Renzi. Perché il centrodestra così come lo abbiamo conosciuto è finito e va rifondato a partire dalla partecipazione, dalle idee e dai contenuti.
In questi giorni ci saranno anche altre due manifestazioni: una di Matteo Salvini a Pontida, l’altra di Stefano Parisi a Milano. Colgo questa occasione, per chiedere ufficialmente ai leader e agli autorevoli esponenti della Lega e di Forza Italia di essere chiari su un punto: che cosa succede se Renzi perde il referendum? Deve e o non deve andare a casa? Siamo tutti d’accordo sul fatto che se Renzi perde si deve dimettere e che in nessun caso chi si dichiara di questa metà campo sarà disponibile a fare inciuci con lui? Questa è la questione dirimente dalla quale partire e sulla quale mi permetto di chiedere chiarezza a tutti, soprattutto dopo che anche il M5S, incredibilmente, si è dichiarato disponibile al quarto governo di fila scelto nel palazzo e non tra i cittadini.
Mi auguro che alla fine di questa tre giorni gli italiani possano avere una risposta netta. Perché le convention non servono a nulla se non dici chiaramente da che parte stai e che non sei disposto a scendere a patti con chi sta a Palazzo Chigi solo per fare marchette alle lobby e ai poteri forti.
La chiarezza deve essere il minimo comune denominatore del centrodestra e il pre-requisito fondamentale per essere competitivi e tornare a vincere. Noi, comunque, anche stavolta risponderemo esclusivamente alle istanze del nostro popolo.
Giorgia Meloni
Presidente di Fratelli d’Italia

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