Strategie per “convivere” con il proprio capo(Dott.ssa Diletta De Toma Psicologa)

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Strategie per “convivere” con il proprio capo
Nella condizione socioeconomica attuale e l’attuale crisi che tutti viviamo, il
lavoro sembra non essere più un mezzo per raggiungere un fine ma bensì il fine
stesso, tale concezione può portare inevitabilmente ad una condizione di
frustrazione da parte del lavoratore.
Innanzitutto è importante ricordare che il rapporto con il proprio capo è un
rapporto di tipo gerarchico, indipendentemente dalle motivazioni e dalle nostre
convinzioni a riguardo.
Il rapporto con il proprio capo non è sempre semplice da gestire e a volte può
causare problematica legate allo stress e all’ansia, esistono tuttavia dei piccoli
accorgimenti da poter utilizzare per migliorare questo rapporto:
1) Il mio capo non è mio migliore amico: il rapporto tra capo dipendente è un rapporto gerarchico con
regole ben stabilite, indipendentemente da come egli si ponga nei nostri confronti, rimane comunque il
nostro capo.
2) Questa cosa non mi piace, te lo dico: avendo chiarito che il rapporto tra noi e il nostro capo non è un
rapporto di amicizia ma di subordinazione, è importante mantenere il maggior livello di correttezza
possibile, il quale comprende anche la chiarezza nell’espressione del proprio dissenso, ovviamente con
modi adeguati.
3) Sono disponibile ma non troppo: esistono diversi tipi di capo, da quelli più esigenti che vorrebbero i
propri dipendenti impiegati in modo continuativo, a quelli meno esigenti che puntano al raggiungimento
degli obiettivi indipendentemente dai modi e dai tempi di impegno. La disponibilità nell’ambito lavorativo e
importante ma spesso ci si trova ad essere molto più disponibili di quanto previsto anche solo
contrattualmente; questa può essere un’arma a doppio taglio in quanto sicuramente essere disponibili ci
mette in risalto agli occhi del capo ma ci espone a richieste continue e a volte inadeguate; queste
inevitabilmente influenzano il nostro stato psicofisico dell’ambiente di lavoro. È quindi importante imparare
a mettere dei paletti.
4) Io so quanto valgo: in psicologia si parla di auto efficacia ovvero la capacità di riconoscere i propri limiti
ed i propri punti di forza, questa capacità in ambito lavorativo è importantissima, in quanto una volta
acquisita ci permetterà di essere professionali ed imbarcarci in compiti di cui siamo capaci della riuscita, e
di rifiutare compiti che richiederebbero solo uno stress psichico per vedere la loro realizzazione.
5) Io non sono la mia azienda: una delle cose che spesso i capi cercano di fare è quella di far sentire i
dipendenti parte dell’azienda; seppur questo sembra essere un’ottima strategia di aggregazione per
ottenere maggiori risultati, in realtà è bene rivedere questa visione. Se l’azienda verso la quale lavoro non
ottiene profitti adeguati sicuramente sarà necessario impegnarsi maggiormente ma, importantissimo, non
vivere questa condizione di fallimento come un fallimento personale.
Applicando queste poche regole sarà più semplice e più leggero lavorare e forse si riuscirà a ritrovare il
senso del lavoro, ovvero la sua natura di mezzo per raggiungere un fine e non di fine.
Dott.ssa Diletta De Toma
Psicologa

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