PRESIDIO 18 GIUGNO GENOVA

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    O lavori, oppure dalla Svizzera te ne devi andare

    COMUNICATO STAMPA 18/01/2016

    Il ddl delega sul terzo settore impantanato a Palazzo Madama da ben nove mesi definisce l’impresa sociale come ente di Terzo settore, ai sensi dell’articolo 1 comma 1 e dell’articolo 4, che svolge attività imprenditoriale al fine di destinare i propri utili prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie oltre ad adottare modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorire il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività.

    Pietro Barbieri, portavoce del Forum nazionale del terzo settore, SOSTIENE:

    Continuano a non essere riconosciute le attività di autofinanziamento delle organizzazioni che non prendono soldi dallo Stato: il rischio è che gli scandali tipo Mafia Capitale, che hanno coinvolto alcune cooperative, penalizzino soggetti che stanno in piedi con le loro forze. E il Consiglio nazionale del terzo settore, previsto dai nuovi emendamenti, non deve avere compiti di rappresentanza: sarebbe una scelta poco democratica e poco liberale”. 

    Barbieri,  ha diversi dubbi sull’evoluzione del disegno di legge delega sulla riforma del terzo settore, tornato all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato dopo la pausa natalizia e appesantito da oltre 700 emendamenti.

    NOI PRESIDIO 18 GIUGNO DICIAMO 
    Occhio alla legge in via di approvazione sul terzo settore su cui molto fitti sono i contatti fra le associazioni e l’organismo del terzo settore.

    La legge prevede l’impresa sociale e la distribuzione degli utili.

    Così il passo dal noprofit al profit è breve.

    Se sarà così, vorrà dire che le già poche risorse destinate ad alleviare i problemi delle persone disabili e gli anziani si disperderanno divenendo ancora più ridotte.

    Occhio alla legge sul terzo settore
    Attenti a questi passaggi:
    ha lasciato irrisolte altre perplessità e ne ha create di nuove. “Viene lasciato a un successivo decreto del governo il compito di fissare le modalità per l’esercizio della vigilanza e del controllo sugli enti, compito del ministero del Lavoro”,

    Attenzione amici:

    sappiamo che lasciare il controllo al governo e al ministero del lavoro significa quasi non controllare nulla, per la impossibilità pratica di farlo. Chi lo fara, gli ispettori che sono in numero ridottissimo? spiega per esempio Flaviano Zandonai, segretario generale di Iris Network, la rete nazionale degli istituti di ricerca sull’impresa sociale. “Secondo me sarebbe stata una buona idea coinvolgere con il ruolo di regolatore le Camere di commercio, ma l’esecutivo ha deciso invece di ridimensionarle”.

    Attenzione a quest’altra chicca:

    “Delega in bianco” anche sui settori di attività delle imprese sociali – Un altro emendamento precisa che spetterà ai decreti attuativi anche definire i confini entro cui potranno operare le imprese sociali, mentre inizialmente la delega prevedeva già un ampliamento dei settori di attività a quelli del commercio equo e solidale, dei servizi per il lavoro finalizzati all’inserimento dei lavoratori svantaggiati, dell’alloggio sociale e dell’erogazione del microcredito. Per Zandonai “fare una lista chiusa poteva essere controproducente, ma sarebbe stato opportuno stabilire almeno dei macro ambiti di attività: in questo modo si concede in pratica una delega in bianco“.

    Non so se è chiaro… Insomma siamo alla impresa vera e propria altro che noprofit… Inoltre aperta rimane la questione dei rimborsi spesa per i volontari per cui sono previsti 30 milioni… Pasticciate rimangono le norme sulla ripartizione degli utili.

    Paramatti  dice ai disabili: attenti siamo sull’orlo del precipizio. Lo dice a proposito del collocamento al lavoro dei disabili previsto dal jobs act che danneggia i disabili

    C’era una volta il welfare e in Europa l’Inghilterra brillava nel firmamento mondiale. Poi arrivò la Thatcher e lo rottamò, al punto che ora l’Inghilterra brilla per uno dei peggiori welfare. In Italia dal 2010 i governi Berlusconi-Tremonti, Monti, Letta e Renzi hanno demolito, con la tiepida e inefficace critica di qualche lobby, leggi, diritti sociali e civili, welfare generale e sulla disabilità per iniziare a costruirne uno nuovo insieme a loro che poggia sulla iniziativa privata trasferendo, neppure in modo nascosto, la presa in carico dei disabili dal pubblico agli enti privati: associazioni, coop, assicurazioni, fondazioni bancarie, aprendo così le porte del mercato dei bisogni sociali, eccetera. A Renzi va sì riconosciuto il merito di aver stanziato più fondi per il welfare in generale per la disabilità e la non autosufficienza. Un dubbio però incombe: quanto si disperderà di quei fondi nei vari passaggi colabrodo dallo Stato ai privati sopra elencati? Chi li controllerà? chi verificherà se vi sono appalti e subappalti tra i privati? Chi controllerà se non vi sarà sparsa per l’Italia qualche altra Roma capitale? Chi controllerà la qualità delle prestazioni se, anche le associazioni di disabili, diventeranno gestori, finendo per essere controllori che controllano sè stessi? attenti a trascurare o sottovalutare questi dubbi.

    . Urliamo a tutti i disabili che siamo stati rigettati indietro, che siamo ormai merce, che hanno negato tutti i nostri diritti. Stiamo sollecitando i disabili con tutta la nostra forza a unirsi in rete per contrastare il genocidio dei nostri diritti e la politica delle lobby della disabilità ma, i disabili sembrano ingoiare tutto senza reagire e riorganizzarsi. Ora qualcuno grida al lupo, al lupo.
    Noi ripetiamo che è urgente fare rete. E’ l’unica arma che ci resta.

    Via le deleghe, via le tessere delle associazioni che intendono mantenere il monopolio della rappresentanza dei nostri diritti, incapaci di una mobilitazione senza precedenti per piegare chi ha sposato la politica del rigore, dei mercati gettando a mare il sociale e le persone fragili. !

    GENOVA 18/01/2016

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