I gufi di Kirchberg

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I GUFI DI KIRCHBERG

( i dati di Eurostat )

Gufo-2

 

Questa volta i gufi cantano da Kirchberg in Lussemburgo, dalla sede di Eurostat e cantano a cappella: l’Italia non riesce a recuperare le perdite della crisi e a mettersi a pari dei big Ue su industria e lavoro.

Il dato peggiore, record negativo della Comunità, è l’occupazione giovanile (15/24 anni) che in Italia ha un tasso di occupazione del 15,1% contro il 28% della Francia, il 43,8% della Germania o, al limite, il17,7% della tormentata Spagna. I Giovani sono il futuro e un futuro senza lavoro è pura follia: l’occupazione per i giovani dovrebbe essere l’obiettivo primario di qualunque amministrazione di buon senso.

L’Italia, nonostante il petrolio a buon mercato, il denaro profuso a piene mani dalla BCE a costo zero e il favorevole cambio euro/dollaro non riesce a spiccare il volo appesantita da un sistema amministrativo, burocratico e fiscale che non riesce a dimagrire né a evolversi, legato ai catenacci dei diritti acquisiti e alla bulimia del sistema partitico/politico.

La produzione industriale italiana è ancora inferiore del 31% rispetto ai livelli pre crisi e l’aver recuperato solo il 3% rispetto ai minimi toccati in piena recessione (Francia +8%, Germania +27,8%, Spagna +5%) non consente facili speranze per il futuro. Il peggio riguarda il settore delle costruzioni, nell’ottobre 2015 l’Italia era 85 punti sotto il massimo pre crisi, stabilendo un nuovo record mentre gli altri paesi hanno recuperato (dal 3,4% della Francia al 32,9% della Spagna).

Il nostro mercato del lavoro resta pesantemente in difficoltà, nel terzo trimestre 2015 il tasso di disoccupazione è sceso all’11,5% con un recupero di soli 1,6 punti (Germania 4,5% Regno Unito 5,2%) e nonostante Jobs act l’occupazione non decolla anche perché purtroppo il lavoro non si crea con Decreto Legge.

Per il nostro Ministero dello Sviluppo (??) in Italia la fiducia dei consumatori è ai massimi dal 2008, anno d’inizio della crisi, i dati di Eurostat «dimostrano che l’Italia ha ingranato la ripresa. Emerge, infatti, una serie di segnali positivi di recupero dell’economia, con particolare riferimento alla fiducia di famiglie e imprese, ai consumi e all’occupazione. La produzione industriale continua a crescere, così come l’utilizzo della capacità produttiva».

Sulla base dei dati forniti da Eurostat l’Italia è la peggiore economia tra i big europei, il tasso di occupazione rimane tra i più bassi in assoluto, nonostante incentivi e Jobs act, e il quadro generale presenta aspetti di debolezza crescente e una totale assenza di segni di ripresa reali.

Per i gufi di Kirchberg la situazione italiana è molto preoccupante mentre in Italia la fiducia dei consumatori e delle imprese sale (effetto del clima creato dall’epopea dei ciarlatani??) e intanto i mesi passano.

Varese 03/01/2016

Fabrizio Sbardella

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