Aime,riflessioni sulle Camere di Commercio

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CONTRIBUTI PER UNA RIFLESSIONE SUL RUOLO DELL’ENTE CAMERALE TRA PROSPETTIVE DI RIFORMA E RAPPRESENTANZA IMPRENDITORIALE
Gennaio 2016
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PREMESSE
Chi opera quotidianamente all’interno delle Associazioni imprenditoriali non può che prendere atto del fatto che l’onda lunga della crisi di rappresentatività, originata dal diffuso sentimento di inadeguatezza della Politica maturato in questi anni, stia oggi coinvolgendo, in modo più o meno marcato, anche l’universo dell’associazionismo economico che è così costretto a sottoporre a profonda revisione il proprio sistema di ruoli e valori.
D’altra parte, l’esigenza di avviare e completare riforme in tutti i settori della società e dell’economia, allo scopo di modificare e innovare uno status quo ormai logoro e spesso anacronistico in relazione al contesto competitivo globale, è ormai diffusamente avvertita e condivisa anche se la tendenza riformista non può che scontrarsi con una certa qual inclinazione conservatrice (e gattopardesca) che emerge ogni qual volta le riforme coinvolgano l’ambito professionale e sociale in cui ognuno di noi vive ed opera.
Ma se il rinnovamento del sistema economico e sociale è un’esigenza reale allora ogni soggetto, sia singolo sia collettivo, deve avere la capacità e la maturità di mettersi in discussione, di rinnovarsi e di favorire, per il bene e per lo sviluppo del nostro Paese, un vero e concreto cambiamento.
In questo senso le Associazioni della rappresentanza, in particolare quelle della rappresentanza sindacale e datoriale, devono chiedersi – con grande onestà intellettuale – se in questi anni non sia stato smarrito il senso della progettualità, della propulsione al cambiamento e della capacità di intercettare e rappresentare i veri bisogni degli associati a beneficio di attività di puro servizio, economicamente più redditizie e in grado di finanziare e sostenere il sistema.
Forse, prima di esprimere giudizi e pareri sul ruolo di altri Enti e Istituzioni, dovremmo porci noi, Associazioni datoriali, qualche domanda sulle ragioni di fondo che inducono il 70% delle imprese a non aderire ad alcuna Organizzazione o ad aderire in modo puramente opportunistico per soddisfare esigenze contingenti.
UNA RETE DI ASSOCIAZIONI: UN’UTOPIA?
Da professionisti ci capita spesso di parlare della necessità di fare rete tra le imprese, in particolare tra le medie e piccole imprese. Ma non siamo forse noi i primi a sottrarci a quella che sembra essere una strategia basata sulla razionalità?
Le Associazioni offrono tutte gli stessi servizi e per farlo hanno bisogno di strutture pesanti che, a loro volta, pongono problemi di sostenibilità economica in un circolo vizioso senza via d’uscita.
Siamo sicuri che le imprese chiedano proprio e solo questo alle loro Associazioni?
Noi crediamo di no: crediamo, invece, che le imprese chiedano alle Associazioni di essere attrici del cambiamento e centri di progettualità e innovazione, capaci di individuare e favorire nuove prospettive di sviluppo e di crescita.
Ma queste, come sappiamo bene tutti, sono attività impegnative e poco remunerative che presuppongono che le risorse professionali ed economiche non siano polverizzate in una miriade di micro progetti o in una molteplicità di servizi basici (che peraltro insistono su bacini d’utenza sempre più ridotti) bensì messe all’interno di un sistema di sinergie che consenta di indirizzare i flussi di investimento secondo logiche strategiche di medio-lungo periodo.
D’altra parte, l’impegno profuso nella gestione di servizi a scarso contenuto innovativo rischia, a medio termine, di depauperare l’ingente patrimonio umano e professionale che rappresenta il vero patrimonio del sistema associativo.
Senza guardare troppo lontano, negli altri Paesi dell’Unione sembra che il modello della rappresentatività imprenditoriale si sia evoluto proprio in questa direzione: poche sigle, a fronte della nostra tendenza alla polverizzazione, ed un’attenta riorganizzazione e definizione dei ruoli e delle attività nell’ambito di un sistema collaborativo che vede come attori Associazioni, Enti e Istituzioni.
UN NUOVO RUOLO PER L’ENTE CAMERALE
Ma come stiamo affrontando la riforma delle Camere di Commercio?
Un approccio conservativo non potrebbe che rivelarsi contraddittorio rispetto al fatto oggettivo che il sistema economico italiano non ha più la forza di sostenere sovrastrutture, come Unioncamere Nazionale e Regionali, a cui non sia riconducibile un ruolo forte e concreto.
Sappiamo che la riforma delle Camere di Commercio prevede una loro drastica riduzione, introducendo parallelamente anche l’obiettivo qualificato di un maggior coinvolgimento delle imprese e degli imprenditori.
Ma il punto centrale non è il numero. Ciò che non è più rinviabile è il tema del coinvolgimento della base delle imprese.
Oggi i Consigli si auto-eleggono.
Sono le Associazioni di categoria che provvedono all’indicazione dei rappresentanti nel Consiglio Camerale sulla base della propria consistenza associativa e, quindi, della propria presunta capacità rappresentativa.
Ma se i dati a nostra disposizione sono veritieri, significa che solo il 30% delle imprese di un territorio – cioè quelle che aderiscono ad un’Associazione – ha un ruolo, peraltro indiretto, nella nomina dei vertici dell’Ente. Da qui dobbiamo partire per valutare quale formula adottare per implementare forme di democrazia più ampia, primo passo per il maggior coinvolgimento dei soggetti rappresentati.
PROPOSTE SULLA COMPOSIZIONE DEI VERTICI DELL’ENTE
Crediamo sia chiaro, per quanto fin qui esposto, che siamo convintamente ed unanimemente favorevoli all’elezione diretta del Consiglio e del Presidente della Camera da parte degli imprenditori iscritti alla stessa Cciaa perché se l’imprenditore ha il dovere di iscriversi alla CCIAA deve allora avere il corrispettivo diritto di scegliere chi deve governare l’Ente.
La democrazia diretta, pur conservando un ruolo per le Associazioni che sarebbero comunque chiamate a formare le liste di candidati, è il presupposto essenziale e necessario per dare all’Ente nuove prospettive.
Perché aspettare una Legge per avviare una vera riforma del sistema delle rappresentanze e delle Camere di Commercio? Perché, a differenza di quanto fatto in questi anni dalla politica, non essere noi stessi attori del cambiamento e, quindi, elaborare una proposta basata su tre pilastri fondamentali:
• Rilancio del ruolo delle Associazioni di categoria;
• Governo delle Camere di Commercio realmente democratico e rappresentativo;
• Sistema di servizi alle imprese efficace ed efficiente.
La via per giungere a questo risultato non è complessa:
• i Consigli Camerali, ridotti nella composizione numerica, siano eletti con voto segreto da tutti i soggetti iscritti alla Camera di Commercio;
• i candidati alla carica di Consiglieri Camerali siano scelti dalle Associazioni per settore e rappresentatività e lo stesso valga per i rappresentanti delle banche e della cooperazione;
PROPOSTE SUL RUOLO DELL’ENTE
Ma l’introduzione del sistema di democrazia diretta è solo il presupposto per la realizzazione di un piano strategico più ampio e di largo respiro che faccia della Camera di Commercio il centro di una vera e propria rete di impresa, costituita dalla stessa Camera e dalle Associazioni, in grado di proporre e sviluppare innovazione.
Non più, quindi, l’Ente come erogatore di risorse ed incentivi a favore delle imprese del territorio attraverso la mediazione delle Associazioni, con il continuo rischio di sovrapposizioni e duplicazioni (e, quindi, diseconomie se non vero e proprio sperpero di risorse) ma quale attore diretto, attraverso le aziende speciali, della progettazione e realizzazione dei servizi alle imprese.
E, per converso, le Associazioni non più come attuatori di una pletora di progetti difficilmente coordinabili tra loro ma come grandi stakeholders dell’Ente, con la capacità di orientarne l’azione sulla base di un piano strategico di lungo termine ampiamente condiviso.
E’ evidente che questa proposta favorirebbe la costituzione di un formidabile polo di servizi innovativi, qualificati ed altamente specializzati capace di rispondere alle reali esigenze delle imprese.
Un polo che si trasformerebbe, in poco tempo, in un grande incubatore e centro di ricerca per le piccole e medie imprese; un soggetto capace di confrontarsi con il mercato e capace di mettere a sistema e in sinergia le migliori energie, intelligenze e competenze presenti nel territorio, non ultime quelle oggi già disponibili all’interno del sistema delle Associazioni.
Un polo che sarebbe capace di coprire i propri costi di gestione e le proprie strategie di investimento attirando capitali anche privati sulla base della propria esperienza e professionalità e della forza dei suoi progetti.
La Giunta di AIME

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