Il CES a Milano

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    Il nome non è incoraggiante.

    Cos’è il CES?

    “Centro d’accoglienza per famiglie rom e sinti precedentemente insediati in campi abusivi o in aree non autorizzate nel territorio del Comune di Milano. A seguito di trasferimento da parte del Comune di Milano e di restituzione delle aree ai proprietary, I destinatari dell’attività vengono temporaneamente accolti in questo centro e inseriti in percorsi progettuali. La realizzazione del centro ha consentito il superamento della politica della separazione dei nuclei e dei gruppi familiari soggetti a trasferimento.”

    Perchè ne parliamo?

    In seguito a una denuncia di Ernesto Rossi ripresa dall’amico Roberto Malini

    “le persone che lì sono cresciute, donne uomini bambini, insieme alle loro case, andando nelle scuole del quartiere, stringendo amicizie, trovando qualche lavoro, finiranno in un CES (l’acronimo è municipale): in container con altre famiglie, separate da tende, con qualche doccia, qualche cucina più o meno funzionante, sradicati da tutto, in condizioni emergenziali e provvisorie. Non c’è altro da aggiungere”

    Vogliamo però sottolineare che oltre all’aspetto umano e politico, strano che ci sia un tale acronimo con  una giunta di sinistra anche perchè si tratta di persone integrate, c’è pure quello semantico.

    Chiamare CES  un punto d’accoglienza sembra una trovata da matti.

    Lascia intendere ben altro.. e l’acronimo poteva essere qualunque altro: CAFR ( centro accoglienza famglie rom) ad es. oppure CFRS ( centro famiglie rom e sinti), ma chiamarlo CES è un modo strano per non dire altro e lascia intendere  un risvolto negativo e non certo di recupero del disagio sociale.

     

    Varese Press

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