Legge Stabilità,PIER CARLO PADOAN e NINO LUCIANI

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(Replica del Governo, al termine del dibattito alla Camera – A.C. 3444-A e 3445-A)

PIER CARLO PADOAN, Ministro dell’economia e delle finanze.

Intenderei replicare ripercorrendo i tratti essenziali di questa legge di stabilità. Il quadro internazionale è più complesso di qualche mese addietro. La politica monetaria dalla Banca centrale europea continua a produrre effetti benefici sull’aspettative di inflazione, mentre la dinamica dei prezzi nell’eurozona è ancora decisamente lontano agli obiettivi.

Al tempo stesso la crescita di alcune grandi economie emergenti continua a rallentare, alimentando le pressioni al ribasso sui prezzi delle materie prime, dell’energia e dei prodotti finiti, penalizzando il commercio internazionale. Riflettendo anche queste tendenze l’inflazione in Italia continua ad evolversi secondo tassi molto contenuti, d’altro canto la Federal Reserve ha deciso ieri di alzare i tassi di interesse di riferimento, segnalando fiducia rispetto alle prospettive di crescita negli Stati Uniti.
Nonostante lo scenario internazionale si stia facendo più difficile, la fase di ripresa dell’economia italiana si sta progressivamente rafforzando.
Le stime di crescita del PIL presentata nel disegno di legge di stabilità 2016 vengono confermate. I dati di ottobre sul prodotto industriale suggeriscono che l’economia si sta muovendo nella giusta direzione, i consumi sono in moderata ripresa anche grazie alle misure adottate dal Governo.
Lo sforzo del Governo si concentra ora su investimenti e competitività, oltre alle politiche di riequilibrio sociale e territoriale.   Rivitalizzare gli investimenti pubblici e privati in un contesto di rinnovata stabilità della finanza pubblica resta quindi un obiettivo prioritario.
Ma le novità di contesto non riguardano solo lo scenario economico, il materializzarsi delle minacce del terrorismo globale a cui abbiamo assistito ha determinato la necessità di innalzare le misure di sicurezza nel nostro Paese, a livello europeo e internazionale. continua su universitas

e la replica:

COMMENTO di NINO LUCIANI

1.- Premessa. Qui a fianco è riportato il testo integrale della replica del Ministro dell’Economia ai vari interventi dei deputati della Camera, sulle modifiche apportate al testo del Senato.
Le modifiche sono vari spostamenti di piccole cifre, secondo le richieste dei deputati. Ma la sostanza complessiva non è cambiata, come è mostrato dalle seguenti tabelle, dall’arrivo del disegno di legge dal ministero delle finanze alle camere, pur se non manca lo sbandieramento dei deputati, dei “successi ottenuti”.
In breve, il governo vanta il calo delle tasse, ma si tratta del calo per qualcuno e dell’aumento maggiore per qualcun altro. Tant’è che le entrate aumenteranno di 12 miliardi nel 2016.
A riguardo delle spese, va invece preso atto della volontà del governo di bloccarle in futuro.
Ma, poi, si viene a sapere in questi giorni, dalla Banca d’Italia, che il debito pubblico è salito a 2.211,8 miliardi. Non c’è credibilità.
Ma non è colpa del governo. Vediamo meglio.

TESTO DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA ENTRATO AL SENATO
Milioni di €
Entrate finali Uscite finali Saldo
2015

523.325

575.659

– 52.334

2016

535.605

567.251

– 31.646

2017

553.740

572.803

-19.063

2018

566.915

577.844

– 10.929

.
TESTO CHE ESCE DALLA CAMERA,
E TORNA AL SENATO
(Fonte: Servizio Studi della Camera)
Milioni di €
Entrate finali Uscite finali Saldo
2015

523.325

575.659

– 52.334

2016

535.759

567.484

– 31.725

2017

553.551

572.954

-19.403

2018

566.991

577491

– 10.499

.
Milioni di €
2015 2016 2017 2018
Ricorso al mercato

– 295.794

-254.360

– 283.749

– 249.992

(Continua Luciani)
2.- La retta via.
Mi rifiuto assolutamente di mischiarmi con chi, dati i fatti, impreca contro il governo. La verità è che, in attesa delle riforme costituzionali e di nuove elezioni con l’ITALICUM, nessun governo (che si regge su una maggioranza frolla, come tutte quelle di questi anni, da 40 anni)  può affrontare i problemi di struttura dell’Italia.
Domando: un governo di sinistra potrebbe riformare lo Stato, abolendo le Regioni, mentre Regioni come la Toscana e l’Emilia Romagna sono in mano al PD, fondamenta del governo in carica ?
E potrebbe un qualunque Governo (di destra o di sinistra) ammortizzare in pochi anni (con una imposta straordinaria)  il debito pubblico (eccedente il 60% del PIL), se già la pressione fiscale è insostenibile ?
E potrebbe un qualunque governo uscire dall’area Euro, mentre il potere sull’Euro è in mani della UE ? Riprendo questo tema nel punbo 3.

Disprezzo al tempo stesso quelli di FI o la Lega, che gridano contro l’immobilismo finanziario del governo, fiduciosi che “tutti” gli italiani si siano dimenticati della mela avvelenata regalata dai Governi Berlusconi-Bossi ai governi successivi.
Trattasi del fatto che quei governi di centro-destra hanno spinto molto in alto la spesa dello Stato, e l’hanno coperta con debito pubblico aggiuntivo, vale dire con imposte sulle future generazioni (che è la mela avvelenata nella borse di Renzi).

3..- Il nodo del debito pubblico. Gli sberleffi (si fa per dire, ma non è così) di Renzi alla Merkel sono del tutto fuori posto, perchè lo Stato Italiano, così come è combinato, peggiorerebbe tutto aumentasse la spesa, e questo perchè non è neppure capace di spendere (infatti, è talmente borbonico che riesce a spendere in tempo reale solo il 70-80% del prelievo fiscale).
  Il problema finanziario vero è abbattere il debito pubblico, cosa che si può fare (a parte l’abbattimento della spesa eliminando le Regioni) solo in due modi:
a) che la UE carichi su di se il debito pubblico eccedente il 60% del PIL (per stare a Maastricht), e da coprire con una imposta generali sui redditi di tutti i paesi aderenti);
b) oppure mediante una inflazione molto maggiore del 2% annuo, ma almeno del 5%.
Ma la UE lo permetterà ? Penso di no e allora RENZI (o chi per lui) dovrà imboccare la stessa strada di Tsipras e di Varoufakis, ma provvedendo per tempo a non farsi “imbacuccare” (come Tsipras): vale dire farsi tagliare la liquidità.
A Tsipras, l’incidente non sarebbe accaduto se avesse per tempo ripristinato la dracma.

5.- Ripristinare la lira, come seconda moneta, accanto all’Euro ? Non dice nulla il fatto che il Governo Monti, in ossequio alla UE, abbia anticipato la fine della lira ?
Senonchè “diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”. E’infatti delle scorse settimane la notizia che la Corte Costituzionale italiana abbia rispristinata la LIRA, sia pur ai fini limiti dei ritardatari rimasti con lire in portafoglio.
Direi che il “coperchio” sia fatto come si deve: vale dire la LIRA sia ripristinata in modo permanente e pronta all’eventuale uso, se questi sia l’ultimo modo per abbattere la metà del debito pubblico, mediante l’inflazione.

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