Omaggio a Massimo Troisi

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Ieri sera al Teatro Condominio di Gallarate è andato in scena “Omaggio a Massimo Troisi”, regia di Gian Paolo Mai, voce narrante Giancarlo Giannini, pianoforte Licia Missori e chitarra Cristian Nevola.
A vent’anni dalla scomparsa di Troisi, il progetto vuole ricordarlo e farlo rivivere attraverso filmati, attraverso poesie e aneddoti dalla straordinaria voce di Giannini, attraverso le musiche tratte da suoi film, da Pino Daniele e dalla tradizione napoletana, e reinterpretate da grandi professionisti quali la Missori e Nevola.
Ho chiesto al regista Gian Paolo Mai, autore, attore e regista, di raccontarmi in cosa consiste questo spettacolo: “E’ un omaggio, un po’ diverso da quelli che già sono stati fatti a Massimo, e quando ci si accosta ad un personaggio come lui bisogna stare attenti, soprattutto con la famiglia, sempre molto attenta a tutto quello che succede attorno. Essendo amico di famiglia ho avuto la possibilità di avere immagini e filmati esclusivi. La famiglia ha creato un museo, Casa Massimo, dove sono conservate le sue cose, i suoi strumenti, anche se non li sapeva suonare e li faceva allora suonare ai suoi amici. Poi ci sono interviste a suoi amici d’infanzia. Su come era Massimo nel privato, Giannini si è prestato in maniera generosa, si conoscevano di persona ed erano amici.”
Con Giannini invece la conversazione ha spaziato dallo spettacolo a una vera e propria lezione magistrale sulle tecniche recitative e vocali. Inizia raccontando che: “Si cerca attraverso questo spettacolo di far rivivere le emozioni di una amico, scomparso troppo presto, e c’era intenzione anche di fare un lavoro assieme. Io leggo delle poesie, alcune dei suoi poeti preferiti, altre che ha scritto lui, ci sono anche dei suoi pensieri. Lo conobbi a Cannes, e lui amava già molto Neruda, personaggio che apparirà nel suo ultimo film. Un altro poeta che amava era Salinas, soprattutto le sue poesie d’amore, fu Massimo a indicarmelo, io non lo conoscevo. Un altro poeta che amava era Pasolini, e pure Pasolini come Massimo aveva un rapporto conflittuale con la madre, ed entrambi hanno scritto una poesia alla madre. Il nostro è un omaggio semplice.”
Quella che ho qui riportato è una parte di conversazione che non prevedeva inizialmente un’intervista giornalistica, ma ho estrapolato e qui riportato quelle parti che riguardavano lo spettacolo. Non capita spesso di poter parlare con artisti di questo calibro, straordinari, nel senso etimologico del termine, per capacità professionali, ma anche cordiali, generosi, piacevoli e soprattutto intelligenti. Uno spettacolo che vale la pena di vedere non solo perché ben fatto e per il ricordo di un grande attore, ma anche per vedere questi artisti comporre assieme una sinfonia.

Alessio Imbriglio

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