WALL-LIVE IN BERLIN,L’Europa cambiava passo

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THE WALL-LIVE IN BERLIN

L’Europa cambiava passo

 15.10.08 waters a berlino

Il secolo scorso (il millennio scorso che a me sembra ieri), Il 9 novembre 1989, dopo diverse settimane di disordini pubblici, il Governo della Germania Est annunciò che le visite in Germania e a Berlino Ovest sarebbero state permesse, molti cittadini dell’Est si arrampicarono sul muro e lo superarono, per raggiungere finalmente l’occidente, il 3 ottobre 1990 la Germania è stata riunificata.

Oggi i Tedeschi, in un’atmosfera in cui molte cose sono cambiate e molte altre stanno cambiando, celebrano in quella data la festa nazionale tedesca che ricorda la riunificazione delle due Germanie.

Poco prima, 23 agosto del 1989, l’Ungheria aveva rimosso le restrizioni verso il confine Austriaco (oggi gli ungheresi alzano muri !) e a partire dall’11 settembre 1989 molti tedeschi scapparono verso l’Ungheria con la speranza di passare poi in Austria e da lì nel resto dell’Europa.

Il 9 novembre 1989, dopo il via libera del governo della Germania Est oramai allo sbando, molti cittadini dell’est si arrampicarono sul muro e lo superarono per raggiungere gli abitanti della Germania Ovest dall’altro lato in un’atmosfera di festa e liberazione, senza più rischiare di essere falciati dai VoPos, i terribili agenti di vigilanza di confine della Germania Est.

Nei giorni successivi molti cominciarono a demolire a pezzo a pezzo il muro e a prendersene dei pezzi da conservare come souvenir (ancora oggi sono articoli ricercati per collezionisti amatori) Poi le ruspe, lo spianamento e la ricostruzione di nuove aree.

Di quel momento fondamentale nella storia del nostro continente è rimasto nella storia, e forse è restato solo, il pezzo The Wall-live in Berlin registrato durante il mega concerto che Roger Waters (ex bassista dei Pink Floyd) tenne dal vivo il 21 luglio del 1990 a Berlino in Potsdamer Platz, che in pratica diventa la cerimonia ufficiale di chiusura di un’epoca.

E passato poco più di un quarto di secolo e paesi i cui cittadini per primi hanno varcato le proprie frontiere invadendo il continente per cercare libertà e lavoro nella nuova Europa che si andava formando, adesso costruiscono muri per impedire l’accesso ad altri disperati.

La forte similitudine tra quel momento e oggi è la costante migrazione delle genti tra gli est e gli ovest e tra i sud e i nord del mondo.

L’impatto dell’Unificazione delle due Germanie è stato economicamente e socialmente un dramma, ma forse in quell’epoca c’era come un’assuefazione ai drammi e la reazione era automaticamente quella di rimboccarsi le maniche e ripartire, dalla guerra, dalle macerie, dalle dittature da qualunque evento malevolo.

In quel momento in cui, in qualche modo, l’Europa tentava di trovare la sua unicità, i suoi popoli trovarono la forza e la determinazione di ricostruire un insieme proiettato verso il futuro.

I flussi migratori che oggi bussano insistentemente alle porte dell’Italia, e dell’Europa tutta, sono un fenomeno che va affrontato con la stessa capacità di visione storica e politica che seppero avere all’epoca i leader europei.

La differenza è che i leader di oggi non sono all’altezza dei loro tempi, e la stessa Europa non è più quella che ha ricevuto il Premio Nobel per gli sforzi raggiunti nel mantenere la pace e la solidarietà nel continente e per avere, con l’allargamento all’est Europa nel 2014, aperto le porte ad altri popoli e altre culture.

La caduta del Muro di Berlino e tutto quello che ne è conseguito, ha rappresentato la fine di un secolo segnato da spargimenti di sangue e tragedie e l’inizio di una nuova era di sogni e speranze.

Le nuove migrazioni stanno mettendo in crisi gli equilibri costruiti dopo il 1989, ma l’Europa non può nascondersi, non può trincerarsi dietro nuovi muri o confini di filo spinato e non può non governare il fenomeno e trasformarlo in una grande opportunità come abbiamo saputo fare in quegli anni.

Fabrizio Sbardella

Varese Press

Gallarate

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