Lettera aperta alla Parrocchia di Somma Lombardo (Federico Oppi)

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Lettera aperta alla Parrocchia di Somma Lombardo…
Carissimi fedeli praticanti e servitori di Dio,
come un semplice umano che invia segnali nello spazio senza pretesa di risposta, sento il desiderio di scrivervi per condividere riflessioni che, se tenute dentro di me, rimarrebbero poco fertili. Si tratta di riflessioni maturate nel tempo ma affermate in maniera definitiva grazie ad una recente esperienza che ho condiviso con mio nipote: la sua Cresima. Una condivisione importante visto che io avrei dovuto ricoprire il ruolo di padrino. “Avrei dovuto”, appunto…
Ebbene, io appartengo alla schiera dei fedeli di serie B, i cosiddetti “irregolari”. Faccio parte cioè di quei cristiani che, come se fosse una lettera scarlatta, portano su di sé la macchia di una vita matrimoniale irregolare (conviventi, sposati solo civilmente, divorziati, risposati…). Ingenuamente, ho pensato che, a fronte di idee tanto anacronistiche quanto puritane, potessi ottenere facilmente una deroga per poter fare il padrino. Ma la mia richiesta non solo è finita “sub judice” (della curia) ma non è stata nemmeno meritevole della cortesia di una risposta. Chiaramente, anche laddove una risposta fosse arrivata, essa sarebbe stata di tipo pilatesco: “La non ammissibilità non vuole essere assolutamente un giudizio ma sulle disposizioni delle alte sfere della Chiesa nulla può una piccola parrocchia…”.Totale: un padrino mancato e un nipote con una piccola delusione in più.
Tutto questo sarebbe un male su cui sorvolare facilmente con un sorriso se non fosse che il tutto è aggravato da un indotto più complesso e…preoccupante. Come dicevo, usando gli occhi privi di pregiudizio di mio nipote, ho potuto assistere a tutto il percorso di preparazione alla Cresima, alla vita d’oratorio e al rapporto della parrocchia con cresimandi e genitori (…talora “santi” genitori per la pazienza profusa). L’impressione finale che mi è derivata è quella di un messaggio cristiano distorto e arido di valori. Ho avuto cioè la sensazione di una chiesa che curi più al formalismo che alla sostanza di un messaggio evangelico; un’esasperazione del protocollo legato all’evento che mortifica e soffoca le più piccole e genuine emozioni di quei ragazzi che l’evento lo dovrebbero vivere sì con consapevolezza ma anche con la naturalezza tipica della loro età. Un’istituzione in cui si fa proselitismo più per esclusione di chi non si allinea alle ferree regole che per inclusione e tolleranza. L’immagine è quella di un piccolo fortino l’accesso al quale, rigidamente regolamentato, deve essere non solo meritato ma anche sudato . Il senso di appartenenza costruito più su piccoli plagi nella logica del “do ut des” piuttosto che incentivato da spontanei comportamenti di vera fratellanza. Insomma, ironicamente potremmo dire che sentirsi cristiani a Somma Lombardo è un po’ come entrare in quei club elitari come Lions e Rotary…
D’altronde non potrebbe che essere così visto che, ormai da molto tempo, sono andati sfocandosi addirittura i confini tra politica cittadina e parrocchia. Una commistione pericolosa che rafforza nella cerchia degli eletti una visione della chiesa quasi privatistica dove ci si aiuta vicendevolmente guardandosi bene dal coinvolgere chi, invece, è al di fuori delle “mura”. La chiesa vista come una casa comune con la porta sempre aperta è troppo disagevole e, ahimè, pregiudicherebbe molti piccoli privilegi di chi è membro di questo piccolo sistema (…primo fra tutti il privilegio di sentirsi, appunto, membro di questa elite). Sorridendo mi verrebbe da dire: “Povero Papa Francesco! Anch’egli, con le sue idee scomode a molti, è un fedele di serie B…come me! “.
Al di là di tutto, comunque, benché io sia un fedele di serie B poco praticante, credo fermamente in Dio e per tale ragione voglio guardare avanti con la speranza che mi viene alimentata da due aspetti. Il primo è che all’interno di una Parrocchia Sommese poco “francescana” operano, tra tante, anche persone ammirevoli sia per umanità che abnegazione (catechisti, volontari, gente di passaggio…). Il secondo aspetto, quello che mi sta più a cuore, si identifica nella figura di Don Franco Greggio. Se potessi chiudere gli occhi e immaginare una chiesa come la vorrei, lui sarebbe il mio esempio ideale. Conosco Don Franco Greggio dal giorno in cui a nove anni ho perso mio padre; con lui ho condiviso anni di liceo e tutt’oggi lo ammiro per la sua opera quotidiana. Lo scruto e lo ammiro senza farmi vedere, in silenzio. Lo stesso silenzio con cui egli instancabilmente svolge un’opera caritatevole verso i malati, massima espressione di umanità. Senza clamore, senza chiedere alcunché egli sa dare amore, fratellanza e sostegno. Attraverso ogni suo gesto, ogni sua azione, ogni sua parola, persino con lo sguardo o un semplice sorriso, egli infonde nel cuore un potente calore. Egli da solo è riuscito a fare quello che un’intera parrocchia fatica a fare e cioè trasmettere un messaggio di vera cristianità!
Temo che, probabilmente, dopo il passaggio “obbligato” della Cresima, molti ragazzi, giorno dopo giorno, si disaffezioneranno alla chiesa. Molti, nel diventare più consapevoli, ne prenderanno addirittura le distanze. Non li biasimo! Ma a loro voglio fare un sincero augurio: spero che nel loro cammino cristiano possano avere la fortuna di incontrare, o anche solo ammirare, persone come Don Franco Greggio perché in quel momento, anche se non riuscissero a riavvicinarsi alla Chiesa, sicuramente saranno più vicini a Dio.
“Chi semina sulla strada, stanca i buoi e perde la semenza”
Un caro saluto

Federico Oppi
(plutarcorufo@yahoo.com)

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