Casa Pound,interviste ai big: Luigi Di Stefano ,Gianluca Iannone

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Luigi Di Stefano al raduno di Casa Pound

Gianluca Iannone a Castano Primo al raduno di Casa Pound

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Introduzione – Per la riconquista nazionale
La nazione italiana deve tornare ad essere un organismo avente fni, vita e mezzi d’azione
superiori, per potenza e durata, a quelli degli individui, divisi o raggruppati, che lo compongono.
Deve tornare ad essere una unità morale, politica ed economica, che si realizza integralmente
nello Stato. Individui e gruppi devono essere “pensabili” in quanto siano nello Stato.
Lo Stato che vogliamo è uno Stato etico, organico, inclusivo, guida e riferimento spirituale della
comunità nazionale, uno Stato che torni a essere un fatto spirituale e morale. Il suo primo
compito è quello di riafermare e riconquistare la sovranità e l’autonomia minacciate da poteri
forti, di natura privata ed internazionalista.
Noi vogliamo un’Italia libera, forte, fuori tutela, assolutamente padrona di tutte le sue energie e
tesa verso il suo avvenire. Un’Italia sociale e nazionale, secondo la visione risorgimentale,
mazziniana, corridoniana, futurista, dannunziana, gentiliana, pavoliniana e mussoliniana.
Consideriamo nemico nostro e della nazione tutto ciò che antepone gli interessi privati al bene
comune, ogni concezione dello Stato individualistica e oligarchica, tutto ciò che induce allo
sfguramento dei popoli, delle persone e delle culture, tutto ciò che è nemico della forma.
Consideriamo amico nostro e della nazione chiunque operi nell’interesse del popolo italiano e
ne abbia a cuore il destino, la bellezza, la dignità sociale.
Per la sua storia e per il suo destino, l’Italia deve tornare a esercitare una funzione avanguardista
in un’Europa sovrana, unita, indipendente, pacifcata e pacifcatrice.
1. Per un controllo pubblico delle banche
L’ emissione della moneta è stata scippata alla comunità nazionale a favore di gruppi privati che
espropriano il bene pubblico con privatizzazioni pilotate, tengono sotto strozzo i cittadini,
distruggono il risparmio, moltiplicano il debito e devastano lo Stato Sociale.
Contro il vampirismo fnanziario e per il ritorno della fnanza al servizio dell’economia reale
proponiamo:
– Sovranità popolare sull’emissione di tutti gli strumenti di pagamento.
– Azzeramento unilaterale del debito pubblico e conseguente modifca dei parametri
previsti dal Trattato di Maastricht, mediante un nuovo Trattato.
– Proprietà statale della Banca d’Italia e controllo governativo della stessa.
– Controllo politico del Consiglio degli Stati membri dell’Unione Europea sulla Banca
Centrale Europea e rotazione annuale tra gli Stati membri dell’incarico di Governatore
della stessa.
– Istituzione di una Banca Nazionale Etica.
– Ritorno allo spirito della Legge Bancaria del 1936, con la separazione tra banche di
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deposito, banche di credito e banche d’afari, la distinzione tra credito a breve, medio e
lungo termine e il divieto di creare moneta scritturale dal nulla, secondo le proposte del
premio Nobel Maurice Allais.
– Sostegno ai piccoli istituti di credito locale come le banche di credito cooperativo e il
credito artigiano.
– Messa fuorilegge dell’usura intesa come crimine contro la comunità nazionale.
– Rigido controllo del commercio di prodotti fnanziari derivati, responsabili delle crisi.
Abolizione della possibilità di scambiare questi strumenti su: titoli di Stato, titoli di
aziende pubbliche, banche di interesse nazionale, materie prime essenziali come gli
idrocarburi e le derrate alimentari.
– Divieto per gli enti pubblici (comuni,regioni ) di fnanziarsi sul mercato con l’emissione di
bond.
– Divieto di efettuare vendite allo scoperto sui mercati fnanziari.
– Creazione di una società di rating pubblica europea indipendente dalla City londinese e
da Wall Street che sostituisca integralmente organismi come Moody’s e Standard &
Poor’s.
– Divieto alle banche e alle imprese di detenere partecipazioni incrociate.
2. Per un’area commerciale europea chiusa
La dittatura del libero mercato, le politiche miopi e servili dei vari governi sin qui succedutisi, lo
smantellamento dello stato sociale creato durante il Fascismo, obbligano gli italiani a subire la
disoccupazione, la precarietà, la proletarizzazione e l’immigrazione forzata e incontrollata.
Noi crediamo al contrario in una Europa forte, autarchica, che abbia un proprio mercato interno
regolato dalla politica, che non esponga i lavoratori europei alla concorrenza di paesi le cui
popolazioni non hanno le stesse tutele, orari di lavoro e salari dei lavoratori europei. Insomma,
una sorta di Stato commerciale chiuso su scala continentale.
Per questo proponiamo:
– Politica autarchica integrata nell’area europea, con una partnership privilegiata nei
confronti della Federazione Russa e la riproposizione di una politica mediterranea
sovranista.
– Protezione dei mercati nazionali dalla concorrenza di chi sfrutta la forza-lavoro (vedi Cina
e articoli delle Multinazionali prodotti nel Terzo e Quarto Mondo) ovvero impedire il
commercio con quelle nazioni in cui i lavoratori non hanno le stesse tutele e garanzie dei
lavoratori europei.
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– Istituzione di un’autorità di regolamentazione delle pressioni del libero mercato.
– Rilancio della produzione nazionale, impedita d’autorità dalla dittatura del Wto.
– Concreto e deciso sostegno ai distretti industriali e alle reti di imprese, alla tutela delle
pmi nostro vero punto di forza e all’aumento delle loro dimensioni aziendali,
all’imprenditoria giovanile, ai progetti e ai settori particolarmente innovativi.
– Lo Stato Italiano deve farsi carico a livello Europeo della proposta d’imposizione di una
tassazione comunitaria sui beni di consumo che sia direttamente proporzionale alla
distanza dal suo luogo di produzione e alle diferenti condizioni sociali e lavorative in cui
questi beni sono prodotti.
3. Per lo sviluppo reale delle differenze,
oltre la società multirazzista
L’ infernale meccanismo immigratorio di massa è uno dei principali vettori di sradicamento e
impoverimento sociale, culturale ed esistenziale a danno di tutte le popolazioni coinvolte, siano
esse ospiti o ospitanti. In questo vero e proprio sistema per uccidere i popoli non esistono
vincitori, salvo pochi organismi privati, intrisi di pregiudizi ideologici o confessionali, e qualche
cricca afaristica antinazionale.
Gli immigrati, infatti, sono “una risorsa” solo per i partiti progressisti e per le associazioni
cattoliche come la Caritas. Lo sono, inoltre, per la Confndustria e per il padronato, primi
benefciari di questa economia neoschiavista e di quell’“esercito industriale di riserva” costituito
da sempre nuove masse di diseredati in cerca di lavoro. Queste oligarchie alimentano la guerra
tra poveri che fomenta i rispettivi rancori e crea la dinamica “multirazzista”, che nella società che
viene sarà sempre più norma e sempre meno eccezione.
Gli immigrati vengono volentieri ad accettare paghe da fame che gli italiani non possono più
accettare. Cessare di esporre le nostre aziende a quella concorrenza renderà automaticamente
inutile l’apporto di immigrati e tutelerà i nostri lavoratori, oggi scavalcati dai cosiddetti
“lavoratori competitivi” per eccellenza: gli immigrati.
Contro i gironi infernali della società multirazzista proponiamo la rimozione della cause
dell’immigrazione mediante:
– Blocco dei flussi immigratori.
– Cooperazione con le aree economiche extraeuropee atta al loro sviluppo e al riscatto
dalla dipendenza dalle Multinazionali. Sostegno a tutti i movimenti identitari extraeuropei
che favoriscano il radicamento e il re-insediamento delle popolazioni autoctone.
– Sospensione degli Accordi di Schengen e ratifca di un nuovo trattato che regoli la libera
circolazione interna all’Ue in base a criteri più stringenti dal punto di vista sociale,
economico, politico e culturale. Non può esistere, in Europa, un “terzo mondo interno”
che esporti schiavi e delinquenti verso le zone economicamente più avanzate del
continente.
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– Istituzione di un organismo che controlli che non persistano favoritismi nelle zone sociali
attualmente investite dall’ondata d’ immigrazione.
– Lotta senza quartiere ai mercanti di schiavi e ai loro complici.
– Blocco dei fondi destinati alle associazioni parassitarie che dietro alle “politiche
d’accoglienza” mascherano i propri interessi economici, religiosi o ideologici
– Abolizione dei Centri di identifcazione ed espulsione contestualmente al rimpatrio dei
clandestini.
– Ritiro delle licenze e delle autorizzazioni per coloro che sfruttano gli immigrati assunti
senza permesso di soggiorno, aumentando così indirettamente la miseria, la
disoccupazione e la precarietà fra gli Italiani.
Parallelamente alle misure di contrasto radicale del meccanismo immigratorio proponiamo, per
gli stranieri che comunque siano presenti sul nostro territorio:
– Defnizione – per gli eventuali flussi d’entrata che possono comunque rendersi
indispensabili in alcune contingenze economico-sociali – di quote che tengano conto dei
fattori etnici, sociali, culturali e religiosi dominanti nelle realtà di origine.
– Stipulazione, da parte dello Stato italiano, di diversi Concordati con le realtà religiose
allogene presenti in Italia ritenute dallo Stato stesso più signifcative, in modo da stabilire
diritti e doveri delle diferenti chiese.
4. Per il lavoro come dovere sociale
Base dello Stato e suo oggetto primario deve essere il lavoro, manuale, tecnico, intellettuale, in
ogni sua manifestazione. La proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale,
integrazione della personalità umana deve comunque essere garantita dallo Stato. Essa non
deve però diventare disintegratrice della personalità fsica e morale d’altri uomini, attraverso lo
sfruttamento del loro lavoro.
Nell’economia nazionale tutto ciò che per dimensioni o funzioni esce dall’interesse singolo per
entrare nell’interesse collettivo, appartiene alla sfera d’azione che è propria dello Stato. Il
complesso della produzione deve diventare unitario, dal punto di vista nazionale, così come i
suoi obiettivi che si riassumono nel benessere dei singoli e nello sviluppo della potenza
nazionale.
Contro la disoccupazione, il precariato e lo sfruttamento, proponiamo:
Abolizione delle leggi che favoriscono il precariato e la cosiddetta “flessibilità” (parola
usata per esprimere il potere assoluto del capitale sul lavoro) e potenziamento della
legge sull’apprendistato,con relativo, periodo di prova, come unico strumento di accesso
al mondo del lavoro.
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– Una nuova legge complessiva sul lavoro che ponga il contratto a tempo indeterminato
come forma base di qualsiasi rapporto di lavoro, consentendo altri modelli contrattuali
esclusivamente in deroga al primo principio e comunque per un arco di tempo limitato
per legge.
– Mantenimento ed efettiva applicazione dell’art. 41 della Costituzione. Abrogare tale
articolo, come richiesto da più parti, signifcherebbe assoggettarsi defnitivamente ad
una concezione turbocapitalistica dell’impresa. Efettiva applicazione dell’art 39 che
prevede l’obbligo di registrazione per i sindacati afnché possano, rappresentati
unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con
efcacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si
riferisce.
– Politiche di protezione dei lavoratori italiani evitando che siano esposti alla concorrenza
di lavoratori- schiavi in paesi stranieri che non hanno stesse tutele (giornata di 8 ore,
pensione, maternità etc…) o alla concorrenza di lavoratori immigrati costretti ad
accettare sempre o il lavoro nero, o il minimo sindacale.
– Rivalutazione culturale del lavoro manuale, che va retribuito in misura maggiore,
garantendo tutte le sicurezze sul posto di lavoro, un minor numero di anni per
raggiungere la pensione e un minor numero di ore lavorative settimanali.
– Rifondazione culturale dell’Umanesimo del Lavoro, secondo l’ispirazione fondamentale di
Giovanni Gentile.
– Per le imprese sopra i 50 dipendenti si propone, in caso di fallimento o di licenziamenti
collettivi superiori ad un terzo del personale impiegato, il ricorso obbligatorio preventivo
alla “socializzazione” della stessa, con conseguente interruzione delle procedure previste
per legge e l’introduzione, nei casi citati, di sanzioni penali per il datore di lavoro che
intenda delocalizzare in altri paesi l’impresa stessa.
– Per gli interventi succitati si propone l’istituzione di un “Fondo per la socializzazione delle
imprese in difcoltà”, istituito presso la Regione, che contribuisca per i primi due anni di
avvio della fase di “socializzazione” all’erogazione dei fnanziamenti necessari al recupero
della produttività dell’impresa. Trascorsi i due anni, i fnanziamenti decadono. In tale
periodo sono consentite deroghe al contratto collettivo nazionale di lavoro,
salvaguardando comunque i minimi tabellari.
5. Per la tutela dei beni comuni e dei settori strategici
Una concezione etica dello Stato prevede un nucleo fondante di beni comuni che devono essere
indisponibili per il mercato. Le privatizzazioni, o meglio gli espropri fnanziari da parte di alcuni
gruppi di privati, non possono cannibalizzare anche i beni vitali come le acque, le energie e le
risorse naturali e i settori strategici come difesa, aerospaziale, chimica ed informatica. Queste
risorse sono di proprietà del popolo, e lo Stato le deve amministrare per garantire la massima
efcienza, orientando poi i proftti che ne conseguono verso la costruzione e il mantenimento
dello stato sociale, lo sviluppo l’istruzione e la ricerca pubblica.
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Contro il controllo totale delle nostre stesse funzioni vitali, proponiamo:
– Nazionalizzazione dei settori delle energie, delle telecomunicazioni e dei trasporti.
– Nazionalizzazione di tutte le risorse naturali (acqua, gas ecc) e della loro distribuzione.
– Ridefnizione della missione delle aziende pubbliche (Eni, Enel, Cassa Depositi e Prestiti,
Finmeccanica, Poste, ex municipalizzate) in funzione non esclusivamente aziendalista ma
anche sociale e a sostegno dello sviluppo nazionale.
Per impedire le cause di morte dovute agli interessi delle lobby farmaceutiche che dettano legge
sul mercato dei farmaci, proponiamo:
– Forte controllo del ministero della Salute sulle politiche delle case farmaceutiche.
– Accentramento della ricerca in veste pubblica al fne di impedire che gli interessi delle
case farmaceutiche e degli investitori osteggino le cure alle malattie principali, come
oggi, invece, avviene spesso.
Nell’ottica opposta agli espropri fnanziari (detti privatizzazioni) proponiamo inoltre:
– Assicurazione RC Auto statale e popolare che sottragga ingenti somme di denaro a
compagnie assicurative private. Queste somme devono essere assegnate per il sostegno
dello Stato Sociale, lo sviluppo l’istruzione e la ricerca pubblica.
6. Per i diritti sociali
Le privatizzazioni stanno minacciando anche i diritti fondamentali che garantiscono la dignità
sociale del popolo. Le pensioni sono fnite nel tritacarne degli interessi privati. L’Italia, patria dello
stato sociale e della previdenza pubblica, si sta omologando allo schiavismo in stile statunitense.
Contro lo scippo del futuro e per evitare di trasformarci in un popolo di barboni, proponiamo:
– Difesa della previdenza sociale pubblica (Inps).
– Fissazione degli introiti delle pensioni automaticamente rivalutabili al passo del costo
della vita.
– Aumento del trattamento di pensione minima sufciente per garantire un’esistenza
dignitosa all’assistito.
– Difesa dell’assistenza medica gratuita.
– Abolizione dei ticket.
– Ripristino delle Usl pubbliche (oggi Asl, ovvero aziende!) come presidio territoriale contro
le crescente privatizzazione dei servizi.
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– Drastica riduzione del ricorso alle strutture private gonfate dai rimborsi pubblici.
– Riqualifcazione e ammodernamento degli ospedali pubblici tramite la riconversione
degli ingenti fondi pubblici oggi utilizzati per fnanziare associazioni inutili e parassitarie.
– Produzione, da parte dello Stato, dei principali principi attivi farmaceutici per evitare
speculazioni sui più comuni medicinali.
Per un un Fisco equo e di sviluppo:
– Mantenimento della progressività dell’Irpef.
– Introduzione del cosiddetto “coefciente familiare”: il coefciente è fondamentale per
favorire le donne che preferiscono restare a casa per prendersi cura della famiglia. Con il
coefciente familiare il reddito verrebbe tassato nella stessa maniera (più favorevole) sia
là dove fossero entrambi i coniugi a lavorare sia là dove è solo il marito. Si tratterebbe di
ripartire tra entrambi i coniugi lo stipendio di uno solo.
– Detassazione completa dei redditi delle persone fsiche al di sotto dei 15.000 euro per
assicurare un minimo vitale pari a 1.250 euro al mese netti a persona.
– Riforma dell’Ici, con previsione di una super-aliquota per i grandi proprietari (di almeno 4
abitazioni nello stesso comune) che non locano gli immobili posseduti.
– Aumento della tassazione dei grandi patrimoni immobiliari posseduti dalle imprese.
– Abolizione dell’Irap perché colpisce le aziende che hanno proprio nel lavoro la loro
maggior voce di costo. Colpire tali aziende signifca penalizzare nuove assunzioni ed
investimenti nella professionalità dei dipendenti.
– Eliminazione dei privilegi fscali a favore della Chiesa cattolica e delle grandi cooperative
che del principio di mutualità non hanno più alcuna caratteristica.
– Lotta all’evasione ed all’elusione fscale, soprattutto delle grandi imprese e delle
multinazionali. Raforzamento dell’amministrazione fnanziaria con previsione di poteri
più incisivi in materia di controllo delle grandi imprese.
– Lotta agli espropri legalizzati da parte di società di riscossione, talora anche private, che
impongono multe spesso assurde alle quali vengono applicati tassi di interesse usurari e
che spesso colpiscono chi magari ha poco da pagare ma ha qualche bene da pignorare
piuttosto che i veri delinquenti, cioè i milionari che però hanno nascosto i propri beni.
Proponiamo il divieto di iscrivere ipoteche su immobili destinati ad abitazione principale ,
di applicare tasso di interesse legale nella rateazioni dei crediti, di revocare la possibilità
di condurre indagini fnanziarie da parte di Equitalia e di diminuire la percentuale pagata
ad Equitalia sui piccoli crediti riscossi raddoppiando la percentuale sui grandi crediti per
incentivare l’ente di riscossione a perseguire i grandi evasori.
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7. Per il diritto alla maternità e alla vita
La pianifcazione delle multinazionali e della grande fnanza prevede, tra l’altro, la morte
demografca dell’Italia e dell’Europa. Il caro-vita, la svalutazione dei salari, l’impossibilità di
reperire un alloggio ci hanno avviato alla nascita zero.
Contro la scomparsa dell’Italia vogliamo:
– Creare un ente Maternità e Infanzia strutturato in maniera capillare e locale che si occupi
della salvaguardia della madre e dei nascituri, che assista in ogni sua fase la gravidanza,
garantendo il giusto numero di ecografe, una assistenza ginecologica gratuita e di alta
qualità.
– Propaganda pubblica della cultura dell’allattamento al seno e distribuzione di latte in
polvere prodotto dall’industria farmaceutica di Stato.
– Difesa a oltranza dell’assistenza pediatrica gratuita per tutti.
– Costruzione di asili nido pubblici presenti capillarmente sul territorio con preferenza
nazionale d’accesso.
– Incentivo economico per le famiglie numerose.
– Sostegno fscale attraverso un sistema di deduzione delle spese relative alla crescita e al
mantenimento dei fgli.
– Sostegno per le madri nubili.
– Sostegno ai padri separati e ridefnizione delle norme sull’afdamento della prole e
sull’assegnazione degli alimenti in caso di separazione coniugale.
– Accesso immediato alla casa di proprietà mediante l’Istituto del Mutuo Sociale per chi
aspetta un bambino.
– Riduzione, per uno dei due genitori con fgli di età compresa tra 0 e 6 anni, del consueto
orario lavorativo da 8 ore a 6 ore al giorno. La retribuzione resterà invariata: l’85% sarà
garantito dal datore di lavoro, il restante 15% sarà a carico dello Stato (vedi qui il progetto
completo: http://www.tempodiesseremadri.org).
8. Per la sovranità energetica
Senza sovranità energetica non esiste sovranità nazionale. Occorre immediatamente varare un
programma energetico nazionale che porti l’Italia ad una autosufcienza energetica,
risparmiando miliardi di euro che oggi spendiamo per comprare all’estero combustibili fossili
altamente inquinanti e peraltro in rapido esaurimento. Perché tutto dipende dall’energia: casa,
salute, progresso, benessere, istruzione, pensione, lavoro, fgli. Senza energia, con poca energia,
con cattiva energia, noi sprofonderemo di nuovo nella condizione miserevole da cui gli altri
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popoli poveri e sfortunati cercano disperatamente di emergere.
Contro la sottomissione nazionale, proponiamo:
– Nazionalizzazione dell’energia elettrica dalla produzione alla distribuzione.
– Ritorno all’energia termonucleare.
– Concreti e decisi fnanziamenti delle fonti pulite e rinnovabili: biomasse, solare, eolico,
fusione nucleare.
– Concreti e decisi fnanziamenti pubblici alla ricerca su: idrogeno, celle a combustibile,
celle fotovoltaiche non silicee.
– Studi di fattibilità per l’introduzione dei biocombustibili.
9. Per il diritto alla proprietà della casa
tramite Mutuo Sociale
Contro la proletarizzazione forzata, contro l’usura del mutuo bancario e lo strozzinaggio
dell’aftto obbligato, contro la speculazione edilizia e il potere arbitrario di pochi costruttori,
tutti i nuclei familiari devono divenire proprietari della casa in cui vivono.
Contro un futuro in mezzo a una strada proponiamo il “Mutuo sociale”, ovvero:
– Costruzione diretta da parte dello Stato su terreni pubblici, di case e quartieri da vendere
a prezzo di costo alle famiglie non proprietarie a rate mensili non superiori al quinto del
reddito, senza passare per il cappio delle banche.
– Edilizia pubblica stile Ventennio che cancelli dalle nostre città gli obbrobri
pseudo/architettonici di stile sovietico realizzati da costruttori democristiani e architetti
comunisti al solo scopo di mortifcare l’essere umano, creando disagio e ghetto.
– Cartolarizzazione sociale. Ovvero le case degli enti pubblici possono essere vendute
esclusivamente agli inquilini che le abitano, a prezzo di costo e riconoscendo tutti gli
aftti versati negli anni come credito d’acquisto (vedi qui il progetto completo:
http://www.mutuosociale.org).
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10. Per la scuola pubblica
La scuola deve essere il luogo privilegiato della formazione integrale dell’allievo protagonista
dell’atto educativo, non mero “utente” di un servizio. L’istruzione e l’educazione delle nuove
generazioni assicurano il futuro della comunità nazionale e forgiano nel singolo la coscienza di
popolo. Per questo tale funzione deve essere sottratta a chiunque si faccia portatore di interessi
particolaristici (economici o confessionali). Deve spettare allo Stato garantire la possibilità a tutti
i cittadini di accedere ad un’istruzione qualifcata e qualifcante che consenta uno sviluppo
organico della società.
Per questo chiediamo:
– Maggiore rappresentanza studentesca nei consigli d’istituto con creazione di una fgura
studentesca all’interno di ogni scuola, scelta dai rappresentanti eletti, con diritto di veto
nei consigli d’istituto e di amministrazione.
– L’adozione di un libro unico per ogni materia a livello regionale, scelto da una
commissione fatta da studenti e docenti al fne di combattere la speculazione delle case
editrici.
– Sostegno incondizionato alla scuola pubblica. Le scuole private presenti sul territorio
nazionale non devono ricevere fondi e fnanziamenti.
– Stop a qualsiasi intromissione dei privati nell’Università che non sia subordinata,
legalmente ed economicamente al controllo diretto, in forma partecipativa, da parte
dell’Ateneo. Siamo contrari a qualsiasi proposta che possa dare alle università italiane la
possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
– Aumento delle ore di educazione fsica del 150%. Palestre e strutture sportive
all’avanguardia e uguali in tutti gli istituti.
– Escursioni naturalistiche organizzazione di campi montani e marittimi con cadenza
stagionale e della durata di 10 giorni.
11. Per una ecologia non conforme
L’ ambiente siamo noi e viceversa. Il vero problema non è “non inquinare” bensì respirare insieme
al cosmo. Contro il tetro fondamentalismo verde e i suoi tabù spesso antiecologici, noi
proponiamo una ecologia luminosa che non criminalizzi l’uomo ma che intenda sfruttare, anzi,
tutte le sue capacità di costruttore e ordinatore del mondo. Per noi c’è più ecologia nella terra
redenta di una città di fondazione che in una “naturalissima” palude stagnante.
Contro lo sradicamento dell’uomo dal suo territorio e dal suo cielo, proponiamo:
– Sviluppo di tutte le culture biologiche.
– Riqualifcazione delle coste marittime e dei corsi fluviali (con contestuale divieto di
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privatizzazione del demanio).
– Sviluppo del trasporto merci navale e via treno.
– Istituzione dell’informatizzazione totale per sopperire agli ostacoli burocratici che
implicano una mole costante di spostamenti via motore del tutto evitabili.
– Completamento ad opera dello Stato di tutte le grandi opere che (contrariamente ai
dogmi verdi) snellendo i trasporti riducono l’inquinamento (Tav ecc).
– Potenziamento dei parchi e delle riserve naturali avviando l’educazione alla
“partecipazione” al parco.
– Ripopolamento delle faune a rischio.
– Potenziamento del corpo forestale e del corpo alpino.
– Sostegno incondizionato dell’alpinismo, del subacqueo, del paracadutismo e di ogni
attività legata direttamente alla natura.
– Rivalutazione, riqualifca e divulgazione del patrimonio artistico che renda partecipe
ognuno nella sua quotidianità, in controtendenza rispetto alla cultura-museo.
– Condanna e messa fuorilegge di qualsiasi tipo di pelliccia naturale.
12. Per una cultura libera
Cultura signifca, etimologicamente, “coltivazione” dell’uomo e della comunità nazionale. Ogni
misura di natura amministrativa o sociale è inutile se lo Stato non riesce a innescare una
dinamica virtuosa di crescita spirituale dei suoi cittadini.
Per questo la cultura è l’aroma contro le corruzioni e la saldezza contro le deformazioni. Cioè la
garanzia migliore di ogni idea di dignità, sovranità e grandezza nazionale.
In campo culturale proponiamo:
– Creazione di un Ente nazionale di cultura che coordini l’intera produzione culturale
nazionale in ogni ambito e settore.
– Creazione di un istituto statale di formazione della classe dirigente.
– Creazione delle “Olimpiadi della cultura”, organizzate dallo Stato, che riguardino tutte le
principali materie universitarie, con garanzia di ingresso diretto nel mondo del lavoro per
i primi classifcati.
– Regolamentazione dell’invasione di campo della pubblicità sui programmi televisivi.
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– Rilancio della cinematografa italiana in sinergia con le principali cinematografe europee
fno a proporre concorrenza culturale alla mitologia hollywoodiana.
– Promozione, nell’ottica fn qui espressa, di un Ente Europeo di Coproduzione
Cinematografca.
– Drastica revisione dei criteri per assegnare fnanziamenti statali al cinema. Abolizione di
ogni sostegno alle inutili pellicole autoreferenziali che dominano il nostro cinema e
promozione di opere ispirate al patrimonio culturale ancestrale dei popoli europei.
13. Per una giustizia reale
Nonostante sia la terra natale del diritto romano, l’Italia mostra oggi, nei suoi apparati preposti
all’amministrazione della giustizia, la negazione stessa di ogni idea di equità, imparzialità, verità.
Processi interminabili, giudici faziosi, privilegi castali, gogne mediatiche, carcere utilizzato come
strumento di ricatto, abuso del pentitismo fanno del nostro sistema giudiziario un meccanismo
burocratico infernale, un mostro freddo che stritola il cittadino e lo spossessa della sua dignità,
disintegrando ogni idea di polis.
Contro la sudditanza e per la giustizia, proponiamo:
– Responsabilità civile del magistrato per colpa grave (norma, peraltro, che sarebbe dovuta
essere introdotta dopo il referendum in merito del 1987, sistematicamente ignorato dal
legislatore).
– Estirpazione del lobbismo e della politicizzazione interna alla magistratura.
– Regolamentazione del presenzialismo mediatico delle toghe. Introduzione di una norma
che ricalchi l’articolo 10 dello Statut de la magistrature francese, che recita: “Ogni
manifestazione di ostilità al principio e alla forma di governo della repubblica è proibita ai
magistrati, come del resto ogni dimostrazione di natura politica incompatibile con la
riserva che impone la funzione che essi esercitano”.
– Stretta regolamentazione delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Pene esemplari
nei casi di fughe di notizie. Divieto di pubblicazione sui mezzi di informazione fno alla
condanna defnitiva.
– Riforma dei meccanismi che regolano l’avanzamento di carriera in direzione di una
meritocrazia reale.
– Razionalizzazione delle spese per la giustizia, che in Italia sono enormi e spropositate
rispetto al resto d’Europa fornendo in compenso servizi da terzo mondo.
– Depenalizzazione di tutti i reati ideologici, associativi e d’opinione.
– Soluzione politica di tutte le questioni giudiziarie relative agli anni di piombo, amnistia
per tutti i protagonisti di quella stagione.
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14. Per la difesa della nostra sovranità nazionale.
L’Italia è nell’Alleanza Atlantica; vi si trova per gli esiti dell’ultima Guerra Mondiale e per la lunga
Guerra Fredda. Essendo da tempo terminata quest’ultima per la Caduta del Muro di Berlino e per
l’implosione della versione sovietica del comunismo, la partecipazione alla Nato ha più un valore
di routine che altro. La crescita o la trasformazione di altri soggetti internazionali (Cina, India,
Russia, polo franco-tedesco) pongono nuove opzioni per chi voglia essere protagonista del
futuro. Chi non se ne preoccupa è destinato a scomparire.
Contro la sottomissione nazionale, proponiamo:
– Creazione di un comando strategico europeo per lo sviluppo di una difesa militare
autonoma dell’Europa in sostituzione della Nato.
– Graduale smobilitazione di tutte le basi militari straniere presenti sul nostro territorio.
– Sviluppo e potenziamento dell’aerospaziale italiano ed europeo.
– Allargamento delle cooperazioni ad est.
– Ripristino della geopolitica degli “anni Trenta” verso il Mediterraneo e l’Oceano Indiano.
– Collaborazione attiva (culturale ed economica) con l’America Latina.
– Potenziamento del nucleo di difesa nazionale.
– Ripristino della leva obbligatoria per tutti, uomini e donne al compimento del 18 anno di
età. Il servizio può essere svolto nelle forze armate o nella protezione civile. Non devono
essere previsti rinvii scolastici oltre il diploma. Il servizio militare deve essere un servizio
operativo armato sul modello svizzero con richiami quinquennali di addestramento fno
al compimento del 45° anno di età.
– L’Italia non deve avere limitazioni su nessun sistema d’arma: dalle portaerei alle armi
nucleari.
15. Per una funzionalità politica reale
“Democrazia” è stato, fno ad oggi, il nome di una trufa. Se i politici sono camerieri dei banchieri
– come accade oggi – signifca che la “sovranità popolare” viene svuotata in favore dei poteri forti
di tipo economico, criminale, confessionale o sovranazionale. I centri decisionali per eccellenza,
del resto, oggi sono concentrati in istituzioni e potentati non elettivi e puramente castali.
Noi riteniamo tuttavia che possa esistere un’altra forma di democrazia che sia organica e
qualitativa. Democrazia come partecipazione di un popolo al proprio destino. Momento cruciale
della politica, posto che per noi la partecipazione è la base di ogni organismo politico sano, così
come la decisione ne costituisce l’altezza e la selezione la profondità.
Per una funzionalità delle istituzioni, proponiamo:
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– Sostituzione del Senato con una Camera del lavoro che garantisca la rappresentatività
armonica di tutte le categorie produttive e lavorative. La sua funzione sarà legislativa e
consultiva in merito a tutte le tematiche del lavoro: rappresentanza sindacale, difesa ed
applicazione dei contratti collettivi, sostegno alla produzione nazionale, programmazione
economica.
– Partecipazione dei lavoratori alla gestione e ai proftti delle imprese.
– Partecipazione sociale al bilancio, attraverso cui i cittadini vengono coinvolti nelle scelte
inerenti la destinazione di spesa di una parte del bilancio comunale.
– Creazione di una camera municipale consultiva composta da rappresentati delle
associazioni locali, dal volontariato al sindacalismo, dall’imprenditoria all’artigianato.
– Fissazione del limite di età per l’elettorato attivo e passivo di ogni istituto elettivo dello
Stato nei 18 anni di età.
– Creazione di strumenti elettronici per una consultazione istantanea, priva di mediazioni e
a costo zero della popolazione nelle realtà locali e unicamente per questioni di natura
amministrativa e non politica.
16. Per un’applicazione reale della Costituzione
La nostra lontananza dall’epoca, dagli uomini e dai partiti che partorirono la Costituzione della
Repubblica italiana non deve indurci a sottovalutare quanto, in essa, esprima visioni sociali
avanzate e sotterraneamente influenzate dall’esperienza storica precedente.
Per questo Cpi richiede l’applicazione immediata del mai attuato articolo 46 della Costituzione
della Repubblica italiana: «Ai fni della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con
le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei
modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende».
Allo stesso modo, Cpi chiede che la legislazione sociale di questa nazione sia messa al passo con
lo spirito espresso nell’ articolo 1, (in cui si riconosce essere la Repubblica fondata «sul lavoro»),
nell’ articolo 4 («La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le
condizioni che rendano efettivo questo diritto»), nell’ articolo 35 («La Repubblica tutela il lavoro
in tutte le sue forme ed applicazioni»), nell’ articolo 36 («Il lavoratore ha diritto ad una
retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufciente ad
assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa») e nell’ articolo 37 («La donna
lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al
lavoratore») della Carta.
Allo stesso modo ci opponiamo a qualsiasi tentativo di soppressione degli articoli 41, 42 e 43 in
cui si stabilisce che l’impresa economica privata e la proprietà privata devono avere un indirizzo
di utilità sociale e in cui si prefgura la possibilità da parte dello Stato di espropriare imprese e
monopoli che coincidono con un interesse pubblico generale. Tutti articoli sistematicamente
calpestati dall’italietta antifascista e antisociale che tanto si riempie la bocca con la parola
“Costituzione”.
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17. Per l’autorità sovrana, contro lo stato di polizia
Il nostro concetto di autorità non ha niente a che vedere con lo stato di polizia. Uno Stato
sovrano e organico non ha bisogno di imporsi attraverso la prepotenza legalizzata di propri
funzionari. Le violenze che quotidianamente insanguinano le strade, le carceri, gli stadi sono un
sintomo di debolezza, non di forza da parte dello Stato. Particolarmente vergognosa, in questo
senso, risulta quella vera e propria pena di morte strisciante costituita dai suicidi in carcere.
Per porre fne a questa agghiacciante situazione chiediamo:
– L’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle carceri e l’operato delle
forze dell’ordine che verifchi i requisiti minimi di vivibilità ed efettive potenzialità
rieducative di ogni singolo istituto penale.
– La creazione immediata di nuove carceri moderne, funzionali e rispettose della dignità
dei reclusi, nonché il pensionamento degli istituti fatiscenti e invivibili tuttora in attività.
– La stesura di un codice deontologico e giuridicamente vincolante per tutti gli
appartenenti alle forze dell’ordine.
– L’introduzione di una specifca normativa antitortura relativa al comportamento delle
forze dell’ordine nelle carceri e nelle caserme.
– L’obbligatorietà di un numero di matricola ben visibile sul casco o sull’uniforme degli
appartenenti ai reparti antisommossa al fne di individuare i responsabili di eventuali
abusi.
18. Per una politica di sobrietà nazionale
L’accentuata e imprescindibile politica di giustizia sociale che deve operare ogni Stato degno di
questo nome non può che rivelarsi particolarmente onerosa per le casse pubbliche. La necessità
di operare una linea di rigore e di contenimento della spesa è quindi vitale, senza peraltro
attribuire a tali termini i consueti signifcati antipopolari.
Alcuni possibili provvedimenti per recuperare fondi da destinare alle politiche sociali possono
essere i seguenti:
– Seria e metodica lotta all’evasione contributiva.
– Destinazione dell’otto per mille alla salute.
– Taglio di ogni contributo alle scuole private, in attuazione anche dell’art. 33, terzo comma
della costituzione.
– Ristrutturazione delle agevolazioni a famiglie, enti imprese. Tra interventi nazionali e
locali si tratta di più di 1300 sussidi, molti dei quali del peggior stampo assistenzialista:
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devono essere sfoltiti nel numero, resi accessibili, mirati e quindi più efcienti, senza tagli
lineari ma attraverso una rimodulazione complessiva che salvaguardi gli strumenti
veramente utili e virtuosi.
– Riordino delle società partecipate dagli enti locali, a cui va assegnata una missione di
servizio che ne defnisca le priorità al servizio della cittadinanza, riduca l’esposizione
debitoria, snellisca la struttura organizzativa interna e le renda parzialmente autonome
dalle amministrazioni di riferimento.
– Eliminazione degli enti inutili, creati esclusivamente per assegnare poltrone. Costano alle
casse dello Stato per più di 1 miliardo di euro l’anno.
– Razionalizzazione dei fondi per l’editoria (con cui oggi si fnanziano anche pubblicazioni
fantasma e prive del benché minimo risvolto culturale, sociale o informativo) e di quelli
per lo spettacolo.
A margine di tutto ciò, è vitale impostare una più ampia politica (lucida e non demagogica) volta
a debellare le oligarchie parassitarie che vampirizzano le casse statali. In questa ottica così si
deve operare tagliando i costi della politica, con conseguente eliminazione dei privilegi più
gratuiti e iniqui, e razionalizzando le “altre caste”, dai sindacati alla magistratura.

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