La Corte dei Conti conferma l’inasprimento delle imposte locali

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La relazione espone unitariamente i dati di cassa dell’esercizio 2014 della finanza regionale e comunale.
Dati tratti dal sito della Corte dei conti.
“Tra il 2008 ed il 2015, la dimensione complessiva delle correzioni di spesa poste a carico degli enti territoriali, per i vincoli imposti dal Patto di stabilità, ha raggiunto i 40 miliardi (pari al 2,4 per cento del Pil), con riduzione dei trasferimenti dallo Stato per circa 22 miliardi (e dei finanziamenti nel comparto sanitario regionale per 17,5 miliardi). Ne è derivato, per gli enti locali, un inasprimento della pressione fiscale, e per le Regioni, a causa di una diversa disciplina del Patto, una compressione delle funzioni extra-sanitarie, con flessione, soprattutto, delle spese di investimento. ”

Queste sono i dati impietosi e ufficiali a livello nazionale, che dimostrano inequivocabilmente gli aspetti negativi del federalismo che taglia i trasferimenti a regioni ed enti locali, “L’analisi conferma come le entrate regionali abbiano subito, nel 2014, una considerevole contrazione (-18,8%)”.

Logicamente visti i tagli, o si tagliano i servizi o si aumentano le entrate, di razionalizzazione si parla poco.

“Rimane sempre elevato (l’aumento medio è del 2,9%) il livello della spesa sanitaria sostenuta dalle Regioni nel biennio 2013/2014 rispetto ai valori raggiunti nel biennio precedente, e ciò per effetto delle anticipazioni di liquidità ottenute per il pagamento dei debiti commerciali accumulati dai rispettivi enti sanitari; l’incremento risulta, tuttavia, inferiore all’entità delle risorse finanziare trasferite dallo Stato a tale scopo. Analogamente, anche gli enti sanitari incrementano gli incassi complessivi, senza un aumento in misura corrispondente dei relativi pagamenti ai fornitori, con conseguente formazione di disponibilità liquide per 2,8 miliardi, al netto delle anticipazioni di tesoreria. Significative riduzioni di pagamenti, inoltre, si registrano in materia di personale (-2,77% rispetto al 2013 e – 5,75% rispetto al 2011).
Dall’analisi della gestione di cassa dei Comuni emerge, sul versante delle entrate, il permanere di diffuse tensioni di cassa conseguenti ai ripetuti tagli ai trasferimenti statali disposti dalle manovre finanziarie susseguitesi dal 2011, che, verosimilmente, sono all’origine  degli aumenti generalizzati dei tributi immobiliari (ICI-IMU-TASI) i cui incassi  sono passati dai 9,6 miliardi di euro circa (corrispondenti all’ICI 2011) a circa 15,3 miliardi di euro del 2014. Il gettito della Tasi ha avuto, di fatto, un effetto redistributivo, gravando in consistente misura sulle “prime case”, in quanto, con 3,2 miliardi circa, ha supplito in larga parte al minor gettito Imu conseguente all’esenzione dell’imposta per l’abitazione principale. Marginale ancora è stato il ruolo svolto dalle imposte che avrebbero dovuto stabilire una più stretta correlazione tra prelievo fiscale e beneficio reso (imposte di scopo, di soggiorno e da cooperazione all’accertamento dei tributi statali) e, più in generale, caratterizzare una politica del prelievo finalizzata allo sviluppo, essendo risultato che la spesa corrente diminuisce, prevalentemente, nei settori nei quali i vincoli di legge sono ineludibili (spesa per il personale e per l’acquisto dei beni), mentre aumenta per le prestazioni di servizi.”

Il disastro delle manovre precedenti e’ evidente, non solo non hanno ridotto il deficit/pil ma hanno impoverito gli italiani gravando sui proprietari di case, della prima casa in particolare.

Un tempo il bene rifugio per i piccoli risparmiatori, e che ora si e’ trasformata in un bancomat per le manovre governative, complici i tagli dei trasferimenti statali, che spostano sui sindaci e sui presidenti di regione l’onere e lo smacco politico di fare cassa.

Renzi ( Ponzio Pilato)primeggia con gli 80 euro, e quelli sotto annaspano.

 

Giuseppe Criseo

Varese Press

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