I FLUSSI MIGRATORI SONO COME L’ACQUA: NON LI PUOI FERMARE

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I FLUSSI MIGRATORI SONO COME L’ACQUA: NON LI PUOI FERMARE, PUOI SOLO GOVERNARLI

Se sottovaluti l’acqua, la sua forza, e pretendi di fermarla corri il rischio di andare incontro a catastrofi, se sei capace di governarla la trasformi facilmente in fonte di vita e di ricchezza.

L’evoluzione della civiltà va di pari passo con la capacità dell’uomo di governare i fenomeni naturali e la migrazione dei popoli è un semplice fenomeno naturale, non lo puoi fermare devi governarlo.

L’acqua se la governi ci puoi irrigare i campi, la trasformi in energia, la puoi bere, la trasformi in ricchezza in opportunità in sviluppo, lo stesso vale per i flussi migratori, se li governi ti possono dare forza produttiva, opportunità di innovazione e ricchezza. L’energia di tanta umanità in movimento va incanalata, trasformata in lavoro e in sviluppo.

Se milioni di uomini e donne affamati di futuro non avessero attraversato, tra mille difficoltà e sofferenze, l’oceano e se altri disperati non fossero stati tradotti lì vergognosamente in catene, non esisterebbero le forti economie delle Americhe, quel continente deve moltissimo all’Africa e quello che accade oggi da noi non è poi così diverso da allora.

Se mio nonno e i suoi fratelli e tutti gli altri “NOI” non avessero preso il coraggio a due mani per andare nel nord del mondo (in quel caso dell’Europa) per scappare alla povertà, a fare qualunque cosa per guadagnare pochi spiccioli da mandare a casa per mantenere le famiglie, probabilmente l’Europa non sarebbe cresciuta così tanto e in Italia non ci sarebbe stato il miracolo economico.

Le economie europee, con l’invecchiamento della popolazione con la scarsa propensione alla procreazione, tra non molto non saranno più in grado di reggere, mentre questo epocale flusso di enormi dimensioni, rischia, se non governato, di travolgere la civiltà del vecchio continente.

Non possiamo continuare a pensare che questa marea in movimento sia solo un fenomeno di fuga da guerre o dittature, in realtà la parte più consistente è costituita dalla banalissima migrazione economica che se governata correttamente è anche quella che porta maggiori benefici ai paesi ospitanti.

Nel 2014, secondo i dati dell’Istituto di Statistica, la popolazione italiana è arrivata 60.795.612 unità, con un aumento di appena 12.944 rispetto all’anno precedente. La popolazione straniera ha fatto registrare un incremento di 92.352 unità, portando i cittadini stranieri residenti nel nostro Paese a 5.014.437, pari all’8,2% dei residenti. I più numerosi provengono da Romania, Albania e Marocco

La popolazione residente in Italia è sostanzialmente a crescita zero: i flussi migratori riescono a malapena a compensare il calo demografico dovuto alla dinamica naturale.

Se i residenti si scompongono in base alla loro cittadinanza (italiana e straniera), la componente italiana risulta in calo (-83.616), anche se mitigata dall’acquisizione della cittadinanza italiana di una parte sempre più ampia della componente straniera (+130 mila circa).

Tra le comunità straniere presenti in Italia, secondo il rapporto Istat 2014, quella romena risulta essere la più numerosa con 1.131.839 residenti, pari al 22% del totale. In seconda posizione ci sono, invece, i cittadini di origine Albanese (490.483, il 9,8%) seguiti da quelli provenienti dal Marocco (449.058, il 9,0%), dalla Cina (265.820, il 5,3%) e dall’Ucraina (226.060, il 4,5%).

Per quanto riguarda i Paesi asiatici la percentuale si attesta intorno al 20% così come per i paesi africani: in entrambi i casi si tratta circa di un milione di persone.

Il fenomeno quindi non è nuovo per noi. Nuova è la vergognosa gestione che è fatta, a base di proclami, di mistificazioni della realtà, di commistioni con la malavita più o meno dichiarata o mascherata di becero perbenismo. Per quattro soldi e per l’incapacità di una classe politica che non è in grado ne di capire ne di governare il problema. Politici di professione, staccati dalla realtà del paese incapaci perfino di organizzare un sistema di identificazione che consenta di dividere il flusso tra coloro che godono di diritti e di asilo (pochissimi), coloro che sono legittimamente alla ricerca di un miglioramento della loro esistenza e quelli che invece scappano dalla giustizia dei loro paese.

Senza l’identificazione che porterebbe chiarezza nel fenomeno e consentirebbe facilmente di smistare le persone verso altri paesi in cui, peraltro la presenza di emigrati è molto maggiore della nostra. L’Inghilterra accoglie ogni anno 560mila stranieri, seguita da Germania e Spagna e poi Italia. La Germania fino ad oggi ha accolto il maggior numero di stranieri (7,4milioni) seguita dalla Spagna e poi da noi.

Gli stranieri nel nostro paese contribuiscono alla formazione del PIL per l’undici per cento mentre ricevono meno del tre per cento della spesa sociale e senza il loro apporto e il loro incremento il sistema delle pensioni non potrebbe reggere.

Il problema non è quello di affondare i barconi oppure di sparare ai gommoni, ma quello di governare seriamente il problema, come si fa nel resto d’Europa salvo (guarda caso) la Grecia. Identificazione e rilascio di documenti personali, chiarezza e non confusione, fare e non annunciare, smettere di usare le persone come merci per ingrassare amici compiacenti. Questo fenomeno va semplicemente governato con buon senso e legalità, non nascondendo la testa nella sabbia, ma tornando alla nostra cultura dell’accoglienza e del rispetto.

 

2015.08.23 immigrati14-p1 2015.08.24 immi01-p1

 

Fabrizio Sbardella

Varese Press

Gallarate

 

 

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