Le tessere del puzzle by Sbardella

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Le tessere del puzzle si posizionano lentamente, costantemente con metodo verso il quadro finale.

 

Nel corso del 2014 l’Italia che dal 22 febbraio è guidata dal prode Matteo Renzi e dalla sua squadra di puledri purosangue ha raggiunto il primato europeo per il reato di corruzione, superando con slancio e foga anche Grecia e Bulgaria.

 

Nel mese di giugno scoppia il caso Mose in laguna con 35 arresti tra cui il sindaco Giorgio Orsoni e con la richiesta del carcere per  l’ex ministro ed ex governatore del Veneto Giancarlo Galan (FI) evidenziando l’esistenza di un sistema trasversale che mette d’accordo ed accontenta tutti. Gli accordi per la gestione politica del paese non si fanno più sulla base dei programmi, ma su ipotesi di condivisione di profitti e prebende più o meno illecite.

 

Anche a Milano gli stessi protocolli gravitano intorno all’Expo tra inchieste chiuse ed inchieste in corso di cui coglieremo i frutti a tempo debito. A Expo aperta tutto tace, ma alla chiusura dei cancelli probabilmente affioreranno nuove inchieste, mantenute ora silenti per non rovinare la metropoli lombarda più di quanto abbia già fatto la Milano politica e affarista.

 

Mafia Capitale è l’immagine più luminosa di quel melmoso concorso trasversale che coinvolge quasi tutti coloro che frequentano la politica e la gestione del denaro pubblico. Come ben dice Salvatore Buzzi “la mucca deve mangiare per essere munta” e non ci si accontenta del solo latte, l’affare si allarga ad altri prodotti ben più redditizi come l’affare degli immigrati tenuto vivo e fertile dai rimborsi giornalieri concessi ( trenta €uro ) alle organizzazioni che forniscono l’ospitalità più il contributo quotidiano (2,5 €uro) da devolversi ali immigrati stessi, diventato l’affare più lucroso del secolo in Italia. A Roma l’ottimo medico chirurgo prestato alla politica, Ignazio Marino, fa rimpiangere la brillante carriera nella sanità interrotta per mettersi a collezionare  una lunga processione di figuracce di livello infimo.

 

In Campania Vincenzo De Luca, filosofo e sindacalista e politico di lungo corso, sulla base del consenso elettorale si sovrappone e supera  le leggi nazionali (non importa se giuste o sbagliate, se sbagliate si cambiano) ed impone in pratica una forma di federalismo politico di nuova concezione imbarcando in una lista prototipo la variegata fauna della sua regione e di fronte al quale Roma ed il Matteo nazionale non sanno esattamente che pesci pigliare o in quale stagno pescare.

 

Poi la Sicilia con quel pover’uomo di Crocetta così improbabile e fragile da intenerirci con le riflessioni sul suo mancato suicidio, senza capire la gravità dei problemi da cui è circondato, senza che da Roma si abbia la benché  minima idea di come affrontare il caso. Il Povero e dolce Rosario si arrampica sugli specchi dei poteri occulti o delle “fatue” mafiose come un fanciullo scoperto con le mani nella nutella che piagnucolando racconta assurde fiabe.

 

Poi da ultimo la Corte dei Conti che chiede lo scioglimento del Consiglio Regionale dell’Abruzzo e la rimozione del Presidente di Giunta, dopo avere rilevato una serie di gravi inadempienze e violazioni. Insomma  il Governatore Luciano D’Alfonso, anche lui filosofo e politico si lungo corso, in carica dal 26 maggio 2014 prendendo il posto di Giovanni Chiodi si trova tra le mani una patata bollente, in una estate bollente, aspettando le tardive decisioni del Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica.

 

Poiché noi comuni mortali siamo a conoscenza solo di indagini chiuse, con le relative conseguenze, e considerato che mediamente tali indagini durano dai tre ai quattro anni sono molto curioso nell’attesa degli sviluppi negli anni a venire, ma sono anche certo del fatto che le persone sottoposte ad indagini, perquisizioni, interrogatori ben conoscono la loro situazione attuale, nel mentre noi disertiamo su cose già vecchie e da poco note, spero che alcuni di loro con un rigurgito di dignità si allontanino dalla scena prima dell’arrivo delle telecamere e dei riflettori, evitando al paese inutili bagni di vergogna.

 

Fabrizio Sbardella

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