NUMERO UNICO EMERGENZE: SERRACCHIANI, IMPARIAMO DA MODELLO LOMBARDIA

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NUMERO UNICO EMERGENZE: SERRACCHIANI, IMPARIAMO DA MODELLO LOMBARDIA

Milano, 22 giu – “Siamo qui per imparare dall’esperienza della Regione Lombardia, che in Italia ha messo a punto un sistema per la gestione delle chamate di emergenza che fa da modello a tutto il resto del Paese. L’obiettivo del Friuli Venezia Giulia è di arrivare quanto prima al numero unico per rendere più efficiente il servizio, ottimizzare i costi e dare quelle migliori risposte ai cittadini che non riusciamo a fornire con i nostri attuali numeri di emergenza”.

Lo ha affermato la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, al termine dell’incontro con il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e la visita alla centrale operativa che gestisce per il territorio di Milano il servizio di Emergenza 112.

Assieme all’assessore regionale alla Protezione civile Paolo Panontin, Serracchiani ha visitato la centrale, testando di persona accanto a un operatore del call center il servizio di risposta alle chiamate (per un’utenza di 3,3 milioni di residenti).

A illustrare genesi, operatività e bilancio a quasi quattro anni di attivazione del servizio, è stato il direttore generale della AREU, Alberto Zoli.

Si tratta di un modello unico in Italia per consentire che qualsiasi numero di soccorso il chiamante abbia composto vi sia una unica centrale operativa in grado di rispondere sempre e velocemente, con un servizio in 14 lingue, localizzazione e accesso per persone disabili.

La Regione Lombardia, attraverso la AREU, Azienda regionale emergenza urgenza, ha avviato – di concerto con il ministero dell’Interno – nel 2011 il servizio estendendolo a tutta la regione (10 milioni di residenti) dopo l’esito di una sperimentazione positiva avvenuta nella Provincia di Varese dal giugno 2010. Ciò ha portato a far convergere il servizio di emergenza su tre sole centrali, mentre per il 118 soccorso sanitario si è passati da 12 centrali operative a 4 sale operative regionali.
Per tutta la Lombardia sono 160 gli operatori a disposizione: si tratta di personale non sanitario, formati con corsi e selezioni serrati.

Gli operatori della centrale filtrano e smistano le chiamate, dopo aver localizzato il chiamante e individuata l’esigenza, all’ente competente sia per funzione che per territorio di riferimento per la gestione dei soccorsi: Carabinieri, Polizia di Stato (113), Vigili del Fuoco (115), Emergenza sanitaria (118).

Ciò comporta grande allegerimento della pressione telefonica (meno 60 per cento in media) sulle centrali di secondo livello e un importante filtro per l’appropriatezza. Il costo del servizio è di 98 centesimi per cittadino (sul costo il personale incide per il 70 per cento).

La Regione Lombardia è in grado di fornire al Friuli Venezia Giulia gratuitamente il sistema informatico, l’applicazione per la telefonia mobile che consente la geolocalizzazione (Where are u), la possibilità di formare il personale, l’affiancamento per le pratiche burocratiche, i rapporti con la Commissione 75 Bis, competente sulla gestione e organizzazione del numero unico nazionale 112.

Cosa manca al Friuli Venezia Giulia per esportare il “modello Lombardia” in Friuli Venezia Giulia?

“Credo di poter dire che ci manca solo l’organizzazione del personale, mentre per la parte tecnica e tecnologica siamo in grado con pochissimo di avviare questo servizio. Grazie all’esperienza della Regione Lombardia, tramite AREU, e al loro supporto riusciremo velocemente a attivarlo”, ha commentato Panontin.

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