Migranti: Farioli sindaco di Busto, non voltarsi dall’altra parte

0
49

 

 

OGGETTO: GIGI FARIOLI: DI FRONTE AI MIGRANTI HO IL DOVERE MORALE DI NON VOLTARE LA FACCIA DALL’ALTRA PARTE

 

Di seguito il testo della lettera inviata dal sindaco Gigi Farioli al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, al Ministro dell’ Interno, Angelino Alfano, al Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, al Prefetto di Varese Giorgio Zanzi e al  Prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca.

“Non sono ancora passati dieci giorni dall’indecoroso e, purtroppo, inconcludente balletto polemico sulla testa degli enti locali e dei sindaci in merito alla drammatica situazione indotta dall’assoluta incapacità gestionale nei confronti del fenomeno dell’immigrazione dalle sponde dell’Africa. Non sono passati neanche dieci giorni dalle mie riflessioni pubbliche in merito alla esigenza ormai improcrastinabile di porre il tema come priorità assoluta dell’agenda politica. Essendo solo il primo cittadino di una Città, peraltro da sempre attenta al rispetto delle regole, ma ancor di più alla dignità della persona, non ho certo la pretesa di suggerire, né men che meno di imporre tale agenda. Ma, come sindaco cosciente e responsabile, in rappresentanza e a tutela della comunità che ho l’onore e l’onere per l’appunto di rappresentare e guidare, e anche come ufficiale dello stato civile e rappresentante periferico dello Stato, ho il dovere morale di non seguire i consigli di chi invita a sopire, fingere, coprire, in una sintesi “voltare la faccia dall’altra parte”.

Ebbene, non solo nella mia Città da circa un anno sono ospitati più di un centinaio di migranti (saranno poi richiedenti asilo, fuggiti, potenziali terroristi, delinquenti in cerca di fuga, disperati senza arte né parte, cittadini in cerca di ricongiunzione familiare), alcuni dei quali già raggiunti da diniego sulla richiesta di asilo e oggi in attesa di esito al ricorso patrocinato. Tant’è. Il mio e il nostro morale dovere di prevenire ogni ricaduta potenzialmente negativa nei confronti della nostra comunità e anche nei confronti della dignità e del benessere dei miei concittadini, oltre che dei migranti in buona fede, ci hanno ispirati quest’anno a una silenziosa, ma determinata, azione che facilitasse il rispetto delle loro persone ancor più delle strette norme burocratiche.

Ma ciò che sta avvenendo in queste ore e in questi giorni, a nostra insaputa (e sia risparmiata ogni ilarità!?) anche sul nostro territorio, è la spia di uno Stato che non merita più neanche di essere definito tale, oscillante tra la totale incapacità, la superficialità più assoluta, in un pendolo comunque erroneo tra il buonismo colpevole e l’odio irresponsabilmente indotto. E’ di ieri il ritrovamento di un non proprio sparuto gruppo di migranti (?) che, in stato confusionale, se non in evidente stato di ubriachezza, si aggirava per i quartieri della città. Solo l’attento, pronto, umano intervento della Polizia locale consentiva di gestire l’invereconda situazione. Purtroppo consentiva anche di venire a conoscere una realtà che ha dell’incredibile. I soggetti identificati risultavano far parte di un curioso contingente di migranti assegnati a Milano, affidati, non si capisce attraverso quali procedure o atti, a una cooperativa in convenzione con Milano che, guarda caso, avrebbe messo a disposizione non meglio specificati posti presso una struttura predisposta per altri fini in località Borsano. Ma ancor più raccapricciante è stato verificare che quando, pare su

 

 

 

indicazione della prefettura, i soggetti sono stati accompagnati a tale struttura, ormai per loro non c’era più posto. L’immagine, che non evoca al sottoscritto certamente reminiscenze bibliche, ma impone il dovere della chiarezza, è di migranti che, nel nome dell’accoglienza, vengono trattati come merce indesiderata e invitati a cercarsi un rifugio nell’illegalità più assoluta (per quanto riguarda i confini nazionali) e nella illegittimità manifesta (per quanto riguarda i confini europei), seminando il panico e l’angoscia per sé e per gli altri. Che dire? Che fare? Certamente agire. Uscire dall’ipocrisia che, a differenza di quanto mi diceva un antico maestro, non sempre è il miglior omaggio che il vizio rende alla virtù. La presente costituisce non solo la premessa e la richiesta di interventi immediati, ma anche una semi-formale diffida a tutela della salute, della sicurezza e dell’ordine di una

comunità che non meriterebbe più di sentirsi appartenente, silente, a uno Stato così indegno. Sarebbe troppo facile cercare una via di fuga propagandistica attraverso ordinanze di sgombero o, peggio, richieste di intervento immediato di altre autorità. La coscienza per ora mi consiglia di continuare ad essere quel responsabile e leale collaboratore delle istituzioni che sono sempre stato.

Ma solo fino a quando le istituzioni saranno al servizio del bene di ciascuno e di tutti”.

                  

Rispondi