Un registro per gli stupratori

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alcuni giorni fa, a Roma, una tassista è stata derubata e violentata mentre era in servizio. In seguito all’episodio, un gruppo di donne tassiste – un collettivo nato dal basso, dopo l’aggressione di un’altra collega – ha pensato a una soluzione per tutelare non solo la loro categoria, ma tutte quante le donne. Uno strumento che permetta di vedere oltre l’apparenza, spesso ingannevole, della persona “per bene”.

Un registro con nomi, foto e dati degli stupratori

Preferenziale Rosa
Italy
È successo ancora una volta. È successo e non avrebbe dovuto.Una tassista, a Roma, è stata aggredita, derubata e violentata. Una tassista, ma ancor prima una donna, che alle sette del mattino, quando ormai era giorno, ha trasportato sul suo taxi una persona all’apparenza come tante, fino a quando il cliente, un ragazzo dalla faccia pulita, si è trasformato in aggressore e stupratore.

Siamo un gruppo di donne tassiste, un collettivo nato dal basso, dalla strada. Abbiamo deciso di metterci insieme e di chiamarci “Preferenziale Rosa” in seguito all’aggressione subita da una collega.

Siamo tassiste, come la vittima. E come lei, prima di tutto, siamo donne. Troviamo inaccettabile quanto accaduto a Roma. Così come il faccino sorridente, da bravo ragazzo, apparso sul profilo pubblico dello stupratore.

Chi compie azioni del genere, violando e calpestando l’intimità delle proprie vittime, accetta implicitamente, nello stesso momento in cui agisce, anche la perdita del proprio diritto alla riservatezza.Un pubblico registro per gli stupratori è una proposta concreta. Potrebbe apparire a taluni eccessiva o lesiva del diritto di privacy, ma noi crediamo che colui che compie uno stupro debba assumersi le conseguenze della propria azione: è il reato che produce degrado, non il registro.

La condanna sociale non ci spaventa: conserviamo memoria di banalità deliranti quali “però lei…” oppure “se l’è andata a cercare…”. Noi crediamo che ogni azione implichi la responsabilità, dunque l’accettazione delle conseguenze. Al contrario di una donna violentata, che invece non ha avuto scelta. Del resto il senso di vergogna correlato allo stupro non è qualcosa che deve pagare solo la vittima.

Un registro, inoltre, sarebbe un ottimo deterrente. Se ci fosse, crediamo che non solo noi tassiste andremmo a consultare le facce da evitare: un pubblico registro con le foto degli stupratori, come avviene in altri Paesi, è una forma di tutela per tutte le donne. Uno strumento che consentirebbe di vedere oltre il faccino da bravo ragazzo, da persona “per bene”, tipico degli “insospettabili”.

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