la politica sommese su facebook, parla Squillario

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Riceviamo e pubblichiamo

Ci sono cose che, seppur “burocraticamente” lecite, ad alcuni non verrebbe mai in mente di fare.

C’è un tipo di onestà intellettuale che riesci a sviluppare con la cultura, con la sensibilità, grazie alle persone da cui assimili, a volte anche dalla religione. Ma chi non ha saputo svilupparla, parlerà per sempre un’altra lingua rispetto a chi ce l’ha; non capirà mai l’affanno, l’indignazione, la rabbia che determinati atti possono infondere. E si racconteranno mille storielle per tradursi un’insolente rivolta ad atti per i quali non sanno provare la minima vergogna.

L’Italia è notoriamente il “paese dei furbetti”, e già in questo diffuso termine risiede tutta la bonarietà, il divertimento, quasi la stima, con cui gli amorali considerano chi delinque. Saltare la fila, non pagare le tasse, trattenere un resto sbagliato, imbrattare le strade, hanno la stessa matrice concettuale che permette a sempre più persone di non fermarsi se investono qualcuno, o di girare altrove lo sguardo se testimoni di iniquità.

Il paragone è forte, ma è nelle cose piccole e frequenti che ci alleniamo per affrontare quelle più gravi e fortunatamente rare.

 

Una piccola cosa avvenuta a Somma Lombardo, Comune sferzato dalla campagna elettorale, ha suscitato qualche malcontento, vaghe proteste rimaste nei confini dei social, ma l’Indignazione no, quella è un’altra cosa.

Dai più non è stato affatto ritenuto un atto grave, lesivo, per quanto attuato nel pieno rispetto delle “regole dei social”.

Un atto forse da furbetti, ma perfettamente lecito.

 

Da qualche anno esistevano, come ovunque, gruppi dedicati alla città; piazze virtuali a cui aderiscono centinaia, migliaia di persone, anche se poi sono sempre un decimo quelle che ci scrivono effettivamente. Il più grande, circa 2500 iscritti, era (è) Se Sei Di Somma Lombardo, gruppo con un solo amministratore abbastanza assente da tempo, già finito nell’occhio del ciclone nel febbraio scorso quando commenti non moderati erano finiti su VareseNews; l’amministratore, di cui non ha importanza il nome, aveva allora modificato la privacy del gruppo in modo che solo gli iscritti potessero leggere, poi era tornato alla disaffezione verso il gruppo da lui creato. Nel tempo più di un iscritto si era offerto di coadiuvarlo nella moderazione dei commenti, nel controllare gli iscritti, nell’ammonire i più rissosi. Offerte mai accolte. Poi un improvviso giorno di fine aprile, ci è stato raccontato, tale amministratore scrive un post dove annuncia l’abbandono del gruppo e lo fa immediatamente; come regola di Facebook, un gruppo senza amministratore può essere rilevato senza difficoltà dal primo che passa. Una vera curiosità che il primo a passare sia un assessore residente a Cassano Magnago, che nomina immediatamente co-amministratore un nick noto nei social della provincia, dato che “detiene il potere” anche in Somma Lombardo al voto (omonimo a quello creato da VareseNews) Sei dell’Insubria se, Ami Gallarate se, Opposizione Gallarate. Ed è sempre curioso che pochi giorni dopo si ripeta il fatto con il gruppo Ti ricordi Somma Lombardo quando. Fin qui, a parte un che di egoico, potrebbe anche essere una serie di sfortunati eventi per avversari politici e ideologici. Ma nei giorni successivi si sono susseguite le dichiarazioni di membri espulsi, commenti cancellati, regole che valgono per alcuni e non per altri (la più buffa, il divieto di postare link che rimandano ad altri siti o gruppi, concesso però ad alcuni). Non mi addentro nella questione perchè sarebbe solo un sentito dire, io mi sono cancellato preventivamente vedendo quella che a me è parsa subito parzialità. Sottolineo anche che i due ex gestori, contattati da alcuni, hanno ribadito che semplicemente erano stanchi di gestire i rispettivi gruppi. Nessuna accusa di illegalità nei metodi quindi. Magari giusto la segnalazione che gli ex amministratori potevano essere più rispettosi, mettere un annuncio con una scadenza, indire una votazione. Gli attuali amministratori sottolineano continuamente che nessuna democraticità sia dovuta. Ed è chiaro ci credano veramente. Il mondo è dei più forti, o dei più ricchi, o semplicemente dei più furbi: l’Italia dei furbetti.

Resta, opinione personale, la sensazione di una rara violenza morale. La percezione di una grande assenza di limiti alla decenza intellettuale. La sicurezza che non tutto ciò che è giusto sia legiferato, forse retaggio anacronistico di quando sentivo dire che era ingiusto avere tre emittenti televisive e alcuni giornali; anacronistico perché ad un certo punto, non sapendolo legiferare, la gente ha smesso di gridarlo, ha smesso di pensarlo, e si è anestetizzata guardando i crossover Rai-Mediaset, o quelli PD-PDL, come in quei rari numeri dove le star di Topolinia e Paperopoli sono tutte insieme.

Nei citati gruppi Facebook gli esclusi e gli autoesclusi sono stati sostituiti da “amici fuoriporta”, attivisti non di Somma Lombardo, proprio come gli amministratori. Persone a cui, viene il sospetto, importa sega di vecchie cartoline, storie di alpini o cene di coscritti. Ci sono i silenti 2000 iscritti, magari quelli che non entrano in FB da anni, o quelli che hanno disattivato le notifiche perché “entro solo per giocare”. Ci sono profili di signorine dell’est con inequivocabili immagini e amicizie, o bizzarri nomi con foto profilo di cui, se clicchi “cerca questa immagine in Google”, scopri centinaia di gemelli. Però su, dovrà pur esserci qualcuno nel mucchio che a forza di imprinting e versioni senza contradditorio, voterà la lista giusta! Chissà cosa succederà dopo le elezioni ai gruppi sommesi; meno incerto, invece, quel che succederà il prossimo giro elettorale ad altri gruppi Facebook del territorio.

Massimo Squillario

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