Epi medicina secondo Francesco Oliviero

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UE, allarme resistenza a antibiotici:

LA EPI MEDICINA

 

Come medico che da 35 anni si occupa di Medicina Bioenergetica Centrata sulla Persona ho capito che è inutile tentare di combattere le malattie, che  sono circa 40.000, trattate con più di 58.000 farmaci diversi, i cui effetti tossici provocano ogni anno l’orrenda strage di 2 milioni di morti nel mondo, molto più degli incidenti stradali.

 

Ho scoperto anche che le malattie sono in aumento progressivo, addirittura quadruplicate negli ultimi 40 anni, soprattutto quelle croniche, degenerative e tumorali. Il motivo principale per cui questo si sta verificando è il paradigma di base che mi ha accompagnato durante gli studi Universitari, cioè l’applicazione inesorabile della legge dei contrari che afferma che ogni sintomo, ogni infiammazione, ogni dolore, ogni limitazione funzionale vadano soppresse utilizzando tutte le armi che abbiamo a disposizione come se fossimo sempre in guerra e combattessimo ogni giorno per la nostra sopravvivenza.

 

Io sogno per le persone una vita di benessere e di serenità, fatta di piccoli eventi quotidiani che permettano di apprezzare la nostra esistenza in tutte le sue manifestazioni, senza sofferenze inutili e senza alcun tipo di lotta. Sono forse un sognatore idealista frastornato da utopie elaborate dalle mie fantasie? No, non penso! Sono solo un medico che sta dedicando la sua vita ad una missione, quella di far star bene le persone dando loro delle chiavi di lettura e dei codici diversi per la salute e per il benessere.

 

Di recente ho scoperto che negli Stati Uniti, la Nazione con la ricerca scientifica più avanzata e con la maggiore spesa sanitaria, il 75 % di questa spesa viene rivolta alle malattie croniche, cioè inguaribili, che sono la prima causa di morte e di invalidità.

 

Sono un medico che ha scoperto che il 10% della spesa sanitaria negli Stati dell’Occidente è rivolta alla cura del diabete, che non ignora che il 75% dei disturbi e delle malattie è riconducibile allo stress, che sa che nel 2020 nel mondo ci saranno 1 miliardo di persone affette da ipertensione secondo i più recenti studi epidemiologici.

 

Ho anche letto, in un articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista Clinical Oncology il 16 dicembre del 2004, che su 100 ammalati di tumore la chemioterapia consente solo a 2-3 di sopravvivere a cinque anni e a 1 solo di arrivare a 10 anni. Questo è incredibile se si pensa che, secondo un criterio ampiamente condiviso a livello internazionale, al di sotto del 30% dei risultati la cura si ritiene inutile (effetto placebo). Purtroppo per la chemioterapia l’Italia spende il 32% dell’intera spesa farmaceutica.

 

In ogni caso, non sto affermando questo per denigrare la chemioterapia e altre terapie ufficiali, anzi ritengo che qualsiasi terapia possa funzionare al meglio solo se il paziente crede realmente in quel trattamento e si affida alla cura in modo incondizionato. Ma ciò che è importante è trovare le modalità per poter attivare il processo di autoguarigione del corpo, l’unico in grado di portare la persona alla guarigione definitiva.

 

Di cosa abbiamo veramente bisogno oggi nel campo della medicina? Io ritengo che sia necessaria una Medicina evolutiva, che ho definito EPI Medicina.

 

EPI è un acronimo che si riferisce all’Ecologia della Persona Integrata nel proprio ambiente; una Medicina che tenga conto di un progetto collettivo e di una concezione della vita nella quale nulla è isolato e tutto è correlato in modo tale che si possa imparare l’uno dall’altro e dalla natura in modo mutualistico.

 

Ogni persona vive in un contesto diverso da un’altra, secondo modi di pensare che sono individuali e unici; ma insieme tutti noi possiamo imparare qualcosa, pur partendo da prospettive diverse. Questa è definita COEVOLUZIONE.

 

C’è una frase del Dalai Lama che mi ha molto colpito: “Gli uomini sacrificano la loro salute per produrre denaro e poi sacrificano i loro soldi per recuperare la salute. Sono così ansiosi per il loro futuro che non si godono il presente. Vivono come se non dovessero morire mai e alla fine muoiono come se non avessero mai vissuto”.

 

Abbiamo l’obbligo come medici e come terapeuti di invertire questo percorso.

http://www.francescooliviero.it/ 

 

 

 

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