Veneto, il dilemma di Forza Italia

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Berlusconi e Salvini sembra abbiano raggiunto l’accordo per le regionali del Veneto e Liguria. Non conosciamo le questioni aperte nella regione ligure, mentre siamo molto attenti a ciò che accade nella nostra.

Luca Zaia ha rinunciato da tempo alla sua autonomia, di fatto assumendo un ruolo pilatesco nel contenzioso Salvini-Tosi, riducendosi a turiferario della piccola vedetta lombarda.

Più interessante sarà vedere cosa accadrà in casa Forza Italia. Squassata dagli scandali Galan-Chisso, emblemi di una stagione politica in cui agli ideali venne sostituito il pervicace perseguimento dell’interesse personale, il gruppo già decapitato in consiglio regionale dalla spaccatura intervenuta con la formazione del NCD, deve ora scegliere tra il diventare supporto acritico di un movimento di ispirazione lepenista e di estrema destra, subordinato alla egemonia lombarda, o concorrere alla costruzione di un nuovo soggetto politico laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, trans-nazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano e inserito a pieno titolo nel PPE.

L’orizzonte di noi popolari con Flavio Tosi è rivolto verso la Baviera e al modello federale della Germania e in forte sintonia con gli amici popolari della CSU.

Un progetto al quale non potranno restare indifferenti quanti di Forza Italia hanno creduto nella rivoluzione liberale, ahimé miseramente irrealizzata nel ventennio del primato berlusconiano. Lo ripetiamo: il Veneto è moderato, ma non lepenista, né tantomeno fascista e molti segnali di inquietudine giungono già dalle parti di Forza Italia della nostra regione. Uno smottamento che iniziato tra i dirigenti sarà irrefrenabile nell’elettorato.

 

Ettore Bonalberti

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