Intervista di Martina Oddi con il Presidente Foad Aodi

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Comunicato Stampa Amsi ; Intervista di Martina Oddi con il Presidente Foad Aodi

Tragedia immigrati ,Foad Aodi (Amsi),Bene il Governo Italiano ma servono quote Obbligatorie nei paesi Europei evitare il genocidio annunciato ed inarrestabile .

“Più del 35 per cento degli immigrati muoiono durante il “viaggio della speranza” e non arrivano al traguardo finale ”

Foad Aodi: ‘Bene l’UE che ha accolto alcune delle nostre proposte e mette al centro della discussione gli esseri umani. Ora non bisogna abbassare la guardia, con l’invito ai politici in tempi di crisi duri come questi di lasciare perdere i litigi di parte e di concentrarsi sulle questioni importanti’.

Il Mediterraneo sta diventando l’ultimo mare per molti disperati che si imbarcano verso un futuro migliore. Le guerre e i focolai nel Medio Oriente spingono sempre più profughi a salpare dalla Libia dopo giorni di torture, in mano a scafisti senza scrupoli che arrivano a guadagnare fino a 800.000 a viaggio, lucrando sul mercato degli esseri umani. Violenza, fino alla tortura e alla morte più atroce tra le onde del nostro mare.
L’Amsi ,Associazione medici di Origine straniera in Italia insieme alla Co-mai, comunità della del mondo arabo in Italia ed il movimento internazionale Uniti per Unire , per bocca del loro presidente Foad Aodi, hanno fornito un valido supporto al tema immigrazione con proposte tangibili e di ampio respiro.

1.Presidente Aodi, quali sono le cause del sensibile incremento degli sbarchi cui assistiamo in questi ultimi giorni? Si parla di 5000 arrivi al giorno…

In parecchi stavano già aspettando in Libia, e molti altri sono arrivati a causa delle conseguenze tragiche della primavera araba e la crisi nei paesi africani. Poi non è stata fatta alcuna azione preventiva sugli arrivi e le partenze, è stato trascurato il fenomeno storico dell’immigrazione massiccia. Noi sollecitiamo l’Unione Europea e speriamo che la montagna non partorisca topolino: non basta solo stanziare dei fondi, occorre intensificare la cooperazione con i nostri paesi.

2. Cosa accade in Libia, prima degli imbarchi? A cosa sono sottoposti coloro che decidono di partire, in termini economici e sociali?

In Libia non c’è alcuna autorità, prima Gheddafi azionava la sua autorità come un rubinetto, non possiamo certo rimpiangerlo. Il problema è che non è stato fatto nulla per prevenire la degenerazione dei movimenti terroristici, una volta caduti i tiranni, e il filo comune dei paesi in crisi economica e’ che ognuno parla con il linguaggio dei soldi, la corruzione dilaga, non viene messo al centro l’uomo e non si considera che i profughi sono esseri umani. L’UE deve riflettere e ricordare il passato: tutti i paesi hanno avuto le loro rivoluzioni ma non bisogna abbandonarli, anche l’Albania ha superato la crisi, ora non si abbandonino i paesi africani e arabi.

3. Come l’Italia può organizzarsi per affrontare l’esodo di queste popolazioni in Europa, assolvendo al suo ruolo di ponte delle civiltà evitando i problemi dell’immigrazione clandestina e dello scontro inter religioso?

Prima di tutto occorre intensificare i controlli bilaterali, allestire una polizia mista perché i soldati sono spesso corrotti nelle zone di confine, opporsi agli scafisti che violentano le donne e una volta incinte le usano come scudi umani. Contrastare l’immigrazione irregolare dai paesi di origine e il traffico di esseri umani, con una cooperazione vera che con gli aiuti umanitari elimini il rischio di dare spazio all’Isis. Non bisogna poi dimenticare le politiche di integrazione. L’Italia sta facendo molto per l’accoglienza,non molto per la prevenzione, perché non ha interlocutori con cui dialogare. Renzi e’ volato in Tunisia ed in Egitto, il ministro Gentiloni e’ molto apprezzato nei paesi arabi e la Mogherini ha il compito arduo di far uscire l’UE dal suo egoismo promuovendo accordi bilaterali. Occorre poi allestire i campi accoglienza nei punti di transito, una polizia mista in Turchia, Libia, Siria nei pressi dei confini. Anche dallo Yemen arrivano notizie tragiche, l’Italia può farsi promotrice di un corridoio umanitario cercando soluzioni politiche perché il ricorso alle armi peggiorerebbe la situazione. La priorità è combattere il mercato di esseri umani, degli organi dei bimbi di cui il 15% scompare, combattere la violenza sulle donne .

4. Come l’Europa può incidere positivamente sulla sventura dell’immigrazione ora che essa diventa così massiccia? Quali sono le vostre proposte a livello legislativo?

Abbiamo chiesto una legge europea e non solo italiana sull’immigrazione, che regoli il flusso dei migranti a livello comunitario per tutelare il diritto dei rifugiati e non lasciare soli i paesi di prima frontiera come Italia, Malta e Grecia. È d’obbligo risolvere le questioni interne e separarle dalle esterne e mettere mano alle questioni irrisolte, prima fra tutti la Palestina, e poi la Siria, l’Afganistan, l’Iraq, e pacificare la Libia non con la violenza, perché senza azioni diplomatiche si risolve solo in via temporanea, occorre invece e risolvere le cause, combattere la fame, il razzismo, le guerre, senza ascoltare i “Galli parlanti” ed i politici razzisti che strumentalizzano gli immigrati.

5. La soluzione della questione libica è cruciale per la sicurezza dell’Europa e di tutto l’Occidente. Ma la Libia non è l’unica terra di disperati, quali sono le altre emergenze a livello planetario?

Ci sono numeri spaventosi in Yemen, dove i profughi sono tra i più poveri mondo con 8 bimbi per famiglia, così come in Kenya, in Mali, in Somalia, senza dimenticare la Palestina, primo focolaio irrisolto. E’ un genocidio annunciato ed inarrestabile ,più del 35 per cento degli immigrati non arrivano al traguardo finale ,muoiono durante il loro “viaggio della speranza” che dura di circa da 23 a 50 giorni attraversando i paesi medio orientali ,Iran ,Turchia e l’Europa .

6. Oltre a pianificare l’immigrazione sul piano legale non sarebbe necessario anche legittimare una cultura dell’accoglienza da diffondere sia in chi arriva che nella cultura degli ospitanti? Quale è l’atteggiamento della comunità araba in materia di integrazione? Di apertura alla cultura di accoglienza o di rifiuto e chiusura dietro le proprie tradizioni?

È diventato un problema sociale, scaricato sul diverso e sullo straniero, ma dagli studi risulta una scarsa percentuale di criminali tra gli immigrati, lasciati soli nella disperazione che può portare a azioni estreme. Abbiamo incontrato l’Ambasciatore della Lega dei paesi arabi in Italia , Prof Nassif Hitti ieri, e lui ci ha fatto i complimenti per il lavoro svolto come Co- mai ,Uniti per Unire ed Amsi, per la nostra azione congiunta al fine di parlare la stessa lingua: da febbraio a oggi sono stati 15 gli incontri per illustrare i due progetti gemelli, la buona sanità – che tutela il diritto alla salute, la convergenza, gli scambi, i gemellaggi socio – sanitari – e la buona immigrazione – basata sul principio dei diritti e dei doveri e del rispetto dei diritti umani – . Ogni progetto e’ articolato in 10 punti, e ha ricevuto il consenso di tutti .

7. Può la risoluzione della crisi economica, che pare sia giunta a una svolta cruciale, determinare dei cambiamenti nelle esigenze dei paesi occidentali tanto da riproporre gli scenari degli anni del grande boom economico, quando gli immigrati erano una risorsa preziosa per la metà del progresso?

Noi diciamo di intensificare l’immigrazione qualificata e l’ingresso di cervelli che portano ricchezza, occorre parlare di esseri umani. Intanto dai dati risulta che sono in aumento le imprese straniere – con 16000 medici, 36000 infermieri, fisioterapisti ,farmacisti ,giornalisti, architetti,ingegneri ecc – diventa fondamentale abbattere il muro di burocrazia, facilitare l’arrivo di imprenditori ricchi arabi per indurli a investire in Italia. Il boom economico viene dallo scambio e dalla cooperazione bilaterale: il futuro è investire sulla buona scuola e l’università, la conoscenza, il dialogo interculturale e inter religioso, oggi che assistiamo alla maggiore crisi dagli ultimi anni, una crisi sociale tra poveri, una profonda crisi della politica, con l’attitudine da parti dei soliti noti politici italiani e di origine straniera a utilizzare gli immigrati per andare in tv per fomentare lo scontro interculturale ed inter relogioso senza avanzare nessuna proposta concreta.

Mentre l’operazione Triton e Poseidon mostrano tutte le loro falle, soprattutto nei termini di risorse disponibili per il salvataggio, l’UE manda segnali di solidarietà e articola proposte concrete. Ma quello che serve è una reale consapevolezza dell’emergenza profughi e la concreta volontà di risolverla, tutti e 28 gli stati membri in un’azione congiunta e mirata, che pianifichi gli sbarchi e non si limiti a bombardare navi di mercanti di uomini destinate a rigenerarsi in nuove operazioni illegali, se non verrà messa mano alla situazione libica per una soluzione efficace del problema Isis. Con l’obbiettivo di portare pace anche laddove gli interessi economici non sono predominanti, ma la situazione umanitaria riversa in un totale black out e le ripercussioni globali sono devastanti. Come insegna la Siria.

di Martina Oddi della www.lasvolta.info intervista con Foad Aodi

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