Giuseppe Adamoli sull’Italicum

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Corre in questi giorni nella parte di centrosinistra molto critica sull’Italicum un’aria di ripianto verso l’Ulivo e le sue larghissime coalizioni di governo. Si vorrebbe il premio di maggioranza, appunto, alla coalizione anziché alla lista vincente. In effetti l’Ulivo ha guidato uno dei governi migliori degli ultimi due decenni ma non ha lasciato il segno profondo sognato da molti di noi. Perché? Il quinquennio 1996/2001 ha visto cambiare tre volte il presidente del Consiglio (Prodi, D’Alema, Amato) per furibonde risse interne e si è concluso con la ri-consegna del Paese a Berlusconi. Nel 2006, tornato al potere, il governo dell’Ulivo dura la miseria di due anni e alle elezioni anticipate Berlusconi ottiene la vittoria più clamorosa. L’Ulivo dava vita a coalizioni che, per vincere, mettevano insieme partiti distanti e contrastanti (da Bertinotti a Lamberto Dini, da Di Pietro a Mastella, per citare solo i più noti). E’ da allora che diciamo “mai più carrozzoni eterogenei “che raccolgono i numeri necessari per governare ma poi divorano se stessi impedendo una vera azione di governo. E’ sull’onda di questa amara esperienza che si giunge al premio di lista anziché al premio di coalizione. Si può pensarla diversamente ma non ignorare i precedenti storici. Perché rimpiangere l’Ulivo se nel Pd abbiamo sempre dichiarato (chi più chi meno) che le sue forze migliori, più omogenee e più coerenti hanno fondato e costituito il Pd?

Giuseppe Adamoli

 

 

 

 

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