Fini riemerge con Libera Destra

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Durante un incontro a Milano l’ex Presidente della Camera racconta il suo progetto

 

22/04/15

È proprio Gianfranco Fini, promotore in primis dell’Associazione culturale libera destra, ad illustrarci che si tratta di un progetto politico culturale per dare a destra sguardi e idee. Questa iniziativa nasce perché, se c’è una politica che vuole guardare al futuro, ebbene deve avere essa stessa dei contenuti per dare al domani una destra di governo alternativa alla sinistra. Infatti, Renzi presenta una fisionomia diversa dai predecessori, configurando un centro-sinistra che è post ideologico. Un esempio lampante è stata la riforma del mercato del lavoro, il cosiddetto e inglesizzato Job Act: fino a pochi anni fa avremmo e avrebbero considerato inaudito sentire un presidente del Consiglio, anche segretario del partito di Sinistra, affermare di voler battere i conservatori, che adesso però sono la Cgil, ovvero l’espressione sindacale della sinistra stessa. La post ideologia la ritroviamo anche in diverse e ripetute invasioni di campo:  quando Renzi parla di creare un partito della nazione afferma ciò che un tempo era patrimonio indiscutibile della riflessione della destra. In un periodo di crisi e di crisi di identità nazionale ed europea, il centro-destra guarda indietro, cercando di delimitare il suo perimetro, dunque come si struttura e con chi si allea, esprime questioni sì vitali per la politica, ma ad interesse zero per i cittadini. Il centro-destra agendo in questa direzione tiene fermo l’orologio. Allora, se c’è un centro-sinistra diverso, ci vuole un centro-destra diverso. Il renziano “rottamare” vuol dire perdere qualcosa, e non si crea necessariamente un binomio con “migliorare”: si perdono competenze, esperienze e un’eventuale guida,  ma questa onda è stata cavalcata e volata al consenso. Il problema della destra sono allora i contenuti: Europa ed economia, per esempio: serve benzina nel motore della macchina della destra, stando a temi che interessano la pubblica opinione. Accanto a problemi come il malato, l’anziano, il disoccupato c’è il grande problema dei giovani, e la politica deve farsene carico, dato che riguarda il futuro. Servono allora questi contenuti: per i giovani pensiamo di valorizzare le capacità, dando competenze sul manifatturiero, per citare una realtà, dove se abbondano gli immigrati, vuol dire che un vuoto è stato lasciato, di conseguenza il punto di partenza sono la scuola e l’università. Occorre una politica a più ampio respiro, tanto quanto la realtà oltre i singoli confini dove siamo inseriti, basata anche sulla legislazione comparata, perché siamo in Europa e in quei tavoli ci dobbiamo rapportare. Il cittadino italiano oggi è avverso alla politica perché avversa la ritiene, ma non è che non voglia partecipare: il proliferare dell’associazionismo e delle libere iniziative stanno a dimostrarlo, dicendo con queste azioni che ci si è allontanati dai partiti.

Un altro spunto di riflessione riguarda, anche alla luce dei recenti tristi eventi, la spinta migratoria: emerge che esistite un interesse nazionale all’interno di quello generale ed europeo. L’UE non risponde, e i movimenti estremi a loro modo dicono che l’Europa non si prende le sue responsabilità.

Ancora: l’Euro, una moneta unica all’interno di un sistema di sovranità diversa e politica fiscale differente, ecco l’errore. Quindi condivisione di sovranità, ecco cosa sono i contenuti, e ci vogliono anche i valori. Allora premiamo il merito, per esempio: va avanti chi è più capace, demoliamo la demagogia, non ci sono piatti pronti, occorre lavorare e impegnarsi per una società dove avanza chi è bravo. Su questo per prima la politica deve dare l’esempio, ma non è in grado di farlo perché talvolta si deve considerare anche la questione dell’opportunità: anche se un politico è innocente fino al terzo grado, non è opportuno che in certi casi continui a governare o rappresentare lo Stato. Occorre avvicinare con delle buone prassi lo Stato ai cittadini, non con le regioni ma coi comuni: a questi sono richiesti sacrifici enormi, salvo accorgersi che la spesa pubblica sale. Allora perché non riportare alcune competenze da regioni al centro? Per esempio il turismo e i trasporti, sfidando: o la politica va in questa direzione o implode. Il disgusto del  M5S fa presa ma emerge ora che non ci sono proposte e contenuti. La lezione Tsipras va imparata: un conto è un comizio; un conto è governare, dato che dopo l’incarico, i greci si sono presentati a Bruxelles, dove hanno dovuto trattare e mediare, al contrario di quanto affermato in campagna elettorale. Fini chiede di portare il nostro contributo all’associazione, avanzando proposte sulla base delle singole esperienza e professionalità, in ambiti come le professioni, la qualità della vita e tutti gli spunti che possono contribuire alla nascita e crescita di idee. Non è che solo la sinistra può fare questo: lo può e lo deve fare la destra, altrimenti si capisce la disaffezione dei cittadini. Vogliamo riempire un vuoto, rivolgendoci a chi contribuisce con idee, e anche danaro, per non correre il rischio di servire ad interessi particolari: siamo autofinanziati e questo ci rende liberi. Sul tema legalità e trasparenza occorre fare autoanalisi, accettando che l’occasione ha fatto l’uomo ladro, anche a destra. Se così fan tutti, occorre essere intransigenti su se stessi per dire che la regola della trasparenza la devi prima applicare a casa tua. Si può errare, ma i principi ci vogliono. “Voglio fare solo il direttore d’orchestra e suonare assieme la musica”. Ispira, crea, diventa.

Tratto da Il Patto Sociale

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