APPENZELLER MUSEUM da vedere

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 Appenzeller Museum è un museo interamente privato e non ha goduto, né gode, di alcun tipo di finanziamento pubblico.  La Voce dell’Appenzeller Museum è un mensile di divulgazione culturale gratuito privo di pubblicità, distribuito per e-mail. Può essere liberamente stampato.  Questo è il numero 4 dell’Aprile 2015, anno IV; la tiratura supera le 550 copie.  Il coordinatore responsabile è Liborio Rinaldi.  L’approfondimento del mese è a cura di Luciano Folpini, scrittore e raccoglitore di storie (http://www.webalice.it/luciano.folpini/).  La poesia del mese è curata da Anna Maria Folchini Stabile, Presidentessa dell’Associazione culturale “TraccePerLaMeta” ( http://www.tracceperlameta.org/ ).  Nel sito del Museo ( www.museoappenzeller.it ), oltre ad ogni tipo di informazione, si trovano i numeri arretrati de La Voce e l’indice analitico degli articoli.  Il Museo è aperto (su prenotazione) alla gradita visita di privati, scuole, associazioni. Basta inviare un’e-mail per concordare l’orario.  Il Museo è disponibile ad eseguire proiezioni di grandi viaggi (Atlante, Kilimanjaro, Patagonia, Santiago) o storici (seconda guerra d’indipendenza, grande guerra) in Sede o presso Associazioni ed Enti al solo scopo di contrabbandare cultura.  Hai un oggetto a te caro? Manda a info@museoappenzeller.it una sua foto e una breve descrizione della sua storia! Saranno pubblicate!  Vuoi valorizzarne la memoria e il significato? Regalalo al Museo, sarà accolto con amore da 41.323 fratelli (inventario on progress al 31 Marzo)!

 

La scritta misteriosa sull’oggetto del mese di Marzo Nel numero de La Voce del mese di Marzo avevamo proposto un oggetto (ferro da stiro) con una scritta misteriosa (IV) da decifrare. Numerosi lettori si sono sbizzarriti con le interpretazioni più stravaganti e perfino divertenti. Chi ha scritto dicendo che erano le iniziali dell’artigiano che l’aveva fabbricato, chi il logo della fabbrica; un vero contrabbandiere di cultura storica ha addirittura ipotizzato che indicasse il IV (quarto) anno dell’era fascista, ritenendo che il ferro fosse stato costruito verso la fine degli anni 1920. Ma allora come spiegare le scritte di questi altri ferri, propostici dall’amico Vincenzo, con scritto II e 3? Forse è meglio ripassare la teoria della “stiratura”. Il VOCABOLARIO UNIVERSALE DELLA LINGUA ITALIANA (stanza del Perdersi) di Francesco Trinchera (anno 1785) dà dello stirare la seguente definizione: “spianare e lisciar col ferro le biancherie, altrimenti soppressare”. Premesso che si può stirare anche con le mani, senza mezzi meccanici (“Sapete bene, rispose ancora colui stirando ad ambe mani la tovaglia sul desco” – Manzoni, Promessi sposi, Capitolo VII), la stiratura con ferro caldo fu introdotta (sembra) addirittura nel 200 a.C., però il piccolo manodomestico assunse la forma di quelli delle foto solo nel XIX secolo, mentre si dovette aspettare il secolo successivo per vedere l’evoluzione del ferro con riscaldamento dato dalle braci poste in un apposito contenitore

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