A Milano e a Varese la partita si vince al centro

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A Milano e a Varese la partita si vince al centro

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A Milano e a Varese la partita si vince al centro

Manca poco più di un anno alle prossime elezioni comunali di Milano e Varese, un lasso di tempo breve per qualsiasi attività umana, lunghissimo per la politica. Da oggi ad allora qualsiasi scenario o ipotesi potrà essere vista e rivista svariate volte, eppure in questo caso la logica imporrebbe di muoversi seriamente con largo anticipo perché trattasi di due città simbolo, per motivi diversi, della politica lombarda. L’una perché è la capitale della Lombardia e fulcro della politica regionale, l’altra perché tradizionale roccaforte della Lega Nord, più volte snodo di tattiche e strategie o addirittura laboratorio politico di formule e alleanze sviluppate in seguito altrove e ad altri livelli. Questa volta vanno al voto insieme e diversi sono i parallelismi, i paragoni, le similitudini interessanti oltre alla data comune delle elezioni. Un combinato disposto di circostanze che si spera non sfocino in un ticket preconfezionato dalle segreterie di partito e con Varese nel facilmente immaginabile ruolo del vaso di coccio o dell’agnello sacrificale. Viste le differenti dimensioni. Sia Giuliano Pisapia sia Attilio Fontana non si candideranno, il primo per scelta personale comunicata poche settimane fa, il secondo perché giunto al compimento del secondo e ultimo mandato. Quindi non avremo un punto di partenza sicuro come la ricandidatura di un sindaco, con le conseguenti alleanze e programmi già sperimentati che ruotano intorno. Si rimescolano le carte, saltano le rendite di posizione, si riparte da zero, sono favoriti gli outsider. Ma non è l’unica similitudine tra le due città lombarde. L’altra riguarda l’esaurimento della formula politica che ha retto ambedue le amministrazioni uscenti per motivi diversi. A Milano la rivoluzione arancione è stata archiviata, il renzismo è pronto a fare piazza pulita guardando non a sinistra, ma al centro. A Varese viceversa un’altra stagione è destinata alla fine, il forzaleghismo così come siamo stati abituati a vederlo per oltre vent’anni è destinato ad essere superato da nuove alchimie dovute da una parte alla trasformazione ideale e sociale della Lega, da partito autonomista, federalista, nordista a partito nazionale di stampo lepenista e quindi spostato a destra, e dall’altra Forza Italia che è ormai destinata all’implosione e, qualunque cosa accadrà di qui alle elezioni, si assisterà sicuramente ad una trasformazione radicale della parte moderata del fu schieramento del centrodestra. Nonostante la situazione fluida e le imminenti elezioni regionali ancora difficilmente decifrabili, ma importanti per valutare le reali potenzialità dei contendenti, l’impressione che si ha in ambedue gli schieramenti sia a Varese sia a Milano è che la partita la si giocherà e vincerà al centro. Anche piccoli spostamenti elettorali da un segmento all’altro della miriade di soggetti che si muovono in quell’area potrà fare la differenza a favore o a sfavore di destra e sinistra. E proprio per questo motivo, in questa fase, sembrano avvantaggiate in ambedue le città le candidature esterne ai partiti rispetto ai politici di lungo corso. Naturalmente candidature di tipo meritocratico, di persone che per un motivo o per l’altro hanno peso, influenza, grande visibilità, grande appeal nei confronti della Lombardia che produce e che lavora, che fa il Pil, l’ossatura appunto dell’elettorato di Varese e di Milano. Nel caso di Milano la differenza la potrebbe fare Expo, una manifestazione “governativa” che, se andasse tutto bene, è una cambiale da girare all’incasso elettorale. Non è un mistero che Giuseppe Sala sia più di una opzione per il centrosinistra. Candidature di peso, non di provenienza partica, che potrebbero fare la differenza anche in caso di selezione attraverso le primarie. Ma un forte candidato esterno alle camarille partitiche e di matrice moderata ha anche la preziosa funzione di contenere l’impatto delle più o meno numerose liste civiche che di solito affollano le elezioni amministrative. Alcune sicuramente raffazzonate ed improbabili, altre da non sottovalutare. Per non parlare delle inevitabili liste civetta, delle probabili scissioni o fughe dell’ultima ora e di questo o quel candidato di disturbo frutto di veti e controveti mal gestiti. Ma come sempre accade in queste circostanze, prima di programmi e strategie contano tattiche e capacità manovriere.

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