Stefano Provasio Lavorare di notte è un importante fattore di rischio

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Stefano Provasio

Lavorare di notte è un importante fattore di rischio per la salute e può provocare diabete e obesità. E’ quanto emerge da uno studio americano, pubblicato dall’Harvard School of Public Health. L’indagine prende in esame due gruppi di donne, rivelando che quelle di loro impiegate durante le ore notturne (almeno tre volte al mese) hanno una possibilità di ammalarsi di diabete due volte maggiore rispetto agli occupati di giorno.
“Più a lungo dura il lavoro a rotazione, più aumenta il rischio”. Lo ha spiegato il professor Frank Hu, coordinatore del team di medici che ha effettuato la ricerca. La percentuale infatti è del 5 per cento per i primi due anni, ma sale al 20 per cento nella fascia dai due ai nove anni, addirittura al 40 per cento dai dieci ai diciannove. Per chi supera i vent’anni il rischio sfiora il 60 per cento.
Gli esperti di Harvard ritengono che la ragione sia da attribuire sia al fatto che lavorare di notte scombina il nostro orologio biologico, sia a ragioni comportamentali: per esempio, i dipendenti notturni tendono a fumare di più e mangiare porzioni di cibo maggiori e pietanze meno sane. Il coordinatore ha quindi consigliato un “controllo preventivo” del diabete per i soggetti che si riconoscono in questo ritratto.
In ogni caso, ha specificato l’indagine, saranno necessarie altre ricerche per confermare i risultati ottenuti. In tutto il mondo attualmente circa 346 milioni di persone soffrono di diabete: la maggioranza soffre di diabete di tipo 2, ovvero la patologia causata da eccesso di peso corporeo e inattività fisica. Nel corso del tempo, la malattia può danneggiare organi vitali, tra cui reni, nervi e cuore.
Il professor Joel Zonszein, direttore del Montefiore Medical Center di New York, ha sottolineato anche gli altri fattori di rischio: “Lo studio dimostra l’associazione tra lavoro notturno, obesità e diabete – a suo giudizio -. Non è solo il turno di notte, ma anche il fatto che per questi dipendenti c’è più lavoro e più fumo. Sono tutte cose collegate”. (da uno studio dell’università di Harvard) …

 

contributo di Stefano Provasio

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