in pensione a 70 anni

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Pensioni: per il Giudice si può rimanere fino a 70
anni per raggiungere il minimo contributivo
“E’ Illegittima la revoca del trattenimento in servizio disposta dal MIUR ai sensi del Decreto Legge 90/2014 nel caso in cui il dipendente, rimanendo in servizio sino al compimento del 70° anno di età, avrebbe raggiunto i requisiti contributivi per ottenere il minimo della pensione (20 anni di contributi)”.
E’ questa la pronuncia del Giudice del Lavoro del Tribunale di Taranto emessa in data 13.03.2015 a seguito del ricorso proposto dal legale della UGL Scuola di Taranto, avvocato Simone Spinelli.
La vicenda trae origine dalla risoluzione del rapporto di lavoro disposta dal MIUR in danno di un collaboratore scolastico che prestava servizio presso l’I.I.S.S. “M. Lentini” di Mottola (TA).
Girardi aveva regolarmente presentato domanda di permanenza in servizio sino al compimento del 70° anno di età.
La risoluzione del rapporto era stata disposta dall’Amministrazione scolastica sulla base del D.L. 90/2014 (convertito in legge 114/2014) tramite cui il governo Renzi ha sancito l’abrogazione dell’istituto del trattenimento in servizio disponendo anche la revoca di quelli in essere alla data di entrata in vigore della norma, così il malcapitato lavoratore si era vista consegnare, lo scorso 28 agosto 2014, la comunicazione di quiescenza dal servizio a partire dal 1 settembre 2014.
In virtù di tale norma il MIUR ha risolto centinaia di rapporti di lavoro senza curarsi minimamente del diritto costituzionale di ogni dipendente pubblico di rimanere in servizio sino al compimento del 70° anno di età, al fine di raggiungere il minimo della pensione.
Ma grazie al ricorso promosso dalla UGL, giustizia è stata fatta.
Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Taranto ha così disposto la reintegrazione in servizio del dipendente, condannando l’amministrazione al pagamento di tutte le retribuzioni medio tempore maturate.”
Loredana Ferrantino segr. prov. UGL Scuola Taranto: “Questa sentenza pone un inizio importante per le migliaia di lavoratori della scuola italiani i quali possono adesso sperare in una giusta risoluzione dell’incubo in cui sono stati catapultati dal MIUR”
28 marzo 2015
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