Contributi/ in partibus infidelium

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CONTRIBUTI/ In partibus infidelium/

BOLOGNA – In quel bellissimo e maestoso romanzo che è “Il Cavallo rosso” di Eugenio Corti, che inquadra le vicende personali di una piccola comunità brianzola sullo sfondo degli eventi storici della nazione dal 1940 al 1974, e che presenta quasi ad ogni pagina un autentico imprinting di fede cristiana, si incappa in questa antica espressione, in partibus infidelium appunto, usata ironicamente da uno dei protagonisti con riferimento al territorio emiliano-romagnolo in occasione di una sosta a Bologna del treno su cui viaggia..

Che una simile definizione provenga di chi nasce in contesti territoriali in cui la fede e la pratica del cattolicesimo è più ampiamente condivisa, non deve stupire; anche se può in un certo senso suscitare risentimento in chi, anche da queste parti, continua a combattere “la buona battaglia”, magari non considerando, per ingenuità o difetto di constatazione, di essere minoranza. Risentimento che potrebbe ulteriormente vivacizzarsi nel considerare che, dietro quel personaggio letterario, si cela l’autore stesso, in quanto le vicende narrate sono in larga parte autobiografiche: sia quelle tragiche della guerra e della prigionia, sia quelle civili dell’impegno politico contro il divorzio. Vicende entrambe vissute da perdente, ma con la schiena diritta e, conseguentemente, riconosciuto rispetto.
Ma è in definitiva giustificabile tale risentimento? Stando alla cronaca la risposta non può che essere negativa..
Un caso bolognese esemplare è quello di un’associazione di genitori e insegnanti che in questi giorni ha presentato ricorso al Tar per chiedere che vanga sospesa la delibera di un collegio di docenti volta a consentire la celebrazione della benedizione pasquale in uno dei locali della scuola, fuori dall’orario di lezione. E, ultimo ma certamente non l’ultimo, lo “Sbattezzo point” programmato per Venerdì 13 corrente dalle 23 in poi nel corso della “notte eretica e scaramantica” organizzata dal locale Circolo Uaar in combutta con Arcigay.
Ma a Bologna uscite del genere si ripetono periodicamente in coincidenza delle ricorrenze più profondamente radicate, anche nel sentire popolare, nella tradizione cristiana.
E’ il caso del Presepe, che ad ogni Natale suscita ipocriti scrupoli di coscienza alle innumerevoli anime belle sul fatto che possa offendere gli immigrati di religione islamica; o delle celebrazioni cittadine della Madonna di San Luca che il solo fatto che per pluricentenaria tradizione di devozione popolare venga fatta scendere dal suo appartato Santuario sul colle della Guardia e portata in processione per le vie della città, provoca le ire colluse delle associazioni femministe e Lgbt.
La scaturigine di una opposizione tanto diffusa alla tradizione cattolica parte dallo storico anticlericalismo di un territorio a lungo sottoposto al potere temporale della Chiesa, fatto proprio da un ampio arco di partiti politici, sia di matrice liberale, sia di matrice socialista e marxista, ma che in anni più recenti si salda con movimenti di opinione avversi ai principi della morale cattolica principalmente per i limiti che essa frappone alla libertà individuale radicalmente intesa: ovvero la pretesa che sia lecito fare ciò che a ciascuno torna comodo fare.
Si tratti di sessualità, di fecondazione eterologa, di aborto o di eutanasia non debbono esistere paletti né di ordine morale, né di ordine naturale e tutto ciò che è tecnicamente possibile diviene di per sé moralmente lecito.
Da ciò deriva l’avversione astiosa contro la Chiesa e i cattolici; i quali ultimi, peraltro, almeno da queste parti, quasi sempre militano o simpatizzano per il fronte progressista e quindi non paiono rappresentare un ostacolo coriaceo alla realizzazione di atti normativi compiacenti. Oltre che minoranza, come prima si diceva, bisogna ammettere che lo sono anche. In maniera assolutamente non qualificata.
Non deve ingannare, infatti, la circostanza che la componente cattolica nel PD abbia trovato nell’attuale segreteria un rilievo mai prima conosciuto; perché tale peso viene totalmente speso in logiche intestine di potere, anziché per difendere e far prevalere nel dibattito politico i principi non negoziabili.
Non è un caso, infatti che il Sindaco di Bologna, che recenti interviste televisive hanno mostrato eccellere in arroganza, espressione da sempre dal partito egemone della sinistra, mentre si richiama a una legge statale immodificabile per giustificare un atto amministrativo che impone tasse assurde ai commercianti, facendo passare per pubblicità perfino il cartello dell’orario di apertura (la cosiddetta delirium tax), infrange poi a suo piacimento quelle stesse leggi statali, per istaurare il registro dei matrimoni gay contratti all’estero, al solo scopo, ideologico, di strizzare l’occhio a quei movimenti di opinione libertari di cui si diceva; senza, si badi bene, che ciò risulti provocare il minimo dissenso interno fra i cattolici impegnati in politica nello schieramento progressista; evidentemente usi ad obbedir tacendo. (Né peraltro, e la parentesi simboleggia il rammarico dei tanti orfani di Don Camillo, si è più abituati a sentire tuonare dall’ambone contro iniziative come quelle più sopra citate).
Del resto anche l’apertura smodata e fin troppo ossequiosa verso l’immigrazione islamica, che da queste parti viene manifestata a profusione da istituzioni e associazionismo griffato, è un modo altro per dar sfogo all’ostilità verso il cattolicesimo. Si ritiene cioè di aver trovato nell’Islam l’opportunità storica più volte sfuggita di mano, per mettere definitivamente nel’angolo la Chiesa cattolica .
Senza peraltro avvedersi, da stolti e miopi quali sono, di rischiare seriamente di coltivare la serpe in seno.

 Sergio Angeli

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