Assessore o assessora?

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Cari lettori/lettrici, l’argomento non è semplice ma serio, apriamo il dibattito magari con un sondaggio

 

 

 

 

I risolini, i sorrisetti, le battute sulla mia volontà di nominarmi al femminile, anche come assessora, mi hanno decisamente stancato.

Sì, sono assessora e non assessore. E non per vezzo o per il piacere di forzare la grammatica italiana.

Nella nostra cultura, i concetti vengono organizzati nella nostra mente attraverso proprio il linguaggio. Per questo l’utilizzo del linguaggio sessuato è importante e non un capriccio.

Per lo stesso motivo è necessario abbandonare la parola “handicappato” per usare disabile o, meglio ancora, diversamente abile. Non è forma, è sostanza.

Capisco che cambiare una “abitudine” è faticoso. Quando ho cambiato l’armadio e gli abiti non erano più dove erano sempre stati, ho faticato a riabituarmi al cambiamento che pure aveva il vantaggio di darmi più spazio. Però (per fortuna) le abitudini e le tradizioni cambiano. C’era chi era abituato a farsi servire e chi era abituato a essere schiavo, c’era chi era abituato a pensare che le donne non dovessero studiare, votare, lavorare. Eppure, con non poche fatiche (e tanti risolini, sorrisi, battute) le “abitudini” sono cambiate.

D’altra parte da chi ride del mio voler essere nominata al femminile, anziché con un presunto nome neutro che in realtà è maschile, dovrebbe riflettere sul perché si dice con serenità segretaria, impiegata, maestra, infermiera, sarta. Anche operaia, che pure non è un’attività lavorativa prettamente femminile. Ma si grida all’orrore se si prova a nominare al femminile chi fa l’architetto, l’avvocato, l’ingegnere, il dottore. Ugualmente è ormai comune indicare la consigliera comunale al femminile, ma guai se si indica al femminile l’assessore o il sindaco. Insomma operaia e impiegata sì, dottora e avvocata no. Consigliera e deputata sì, sindaca, assessora, ministra assolutamente no.

L’utilizzo di un linguaggio che non riconosce l’esistenza del genere femminile genera dunque concetti che ugualmente non riconoscono il genere femminile. Certo non basta nominare le donne per garantire almeno pari opportunità. Ma già che è gratis, perché non fare questo sforzo?

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