Autogol di Sala, la marcia pro-immigrati

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DI GIANNI DE FELICE

LA MARCIA PER AVERE PIÙ MIGRANTI
UNO SCIOCCO AUTOGOL PER MILANO

Il Comune di Milano e il suo debole sindaco, Beppe Sala, si son lasciati trascinare in un’intempestiva marcia dell’accoglienza, organizzata contro vento. E’ il momento più basso della pietà per i migranti. Traffico delle Ong nel mirino di Forex e di alcuni magistrati. Il ministro Minniti ha convenuto sulla necessità di un’energica frenata. Perfino in casa Renzi c’è chi dice che ne arrivano tanti tanti, cioè troppi.

Perché questa trovata milanese, miope e stupida? Mascherarla da “marcia anti-razzisti” non basta a nascondere la voglia del partito dei migranti, dei centri sociali, degli ospiti dei centri di raccolta, degli spacciatori, dei ladri da marciapiede, di certe organizzazioni islamiche di rispondere con una “manifestazione muscolare” – disemm inscì – alla maxi-retata intorno alla stazione centrale, che questura e prefettura e portarono a termine con procedure fruttuose quanto impeccabili.

La marcia di domani a Milano contiene un intollerabile spirito intimidatorio, al limite dell’eversivo. E’ il ritorno al vecchio tema: polizia equivale repressione. Il suo messaggio è: non azzardatevi più ad accerchiarci in una piazza per chiederci i documenti e verificare se il nostro bivaccare attorno ai viaggiatori sia legittimo oppure no; sappiate che siamo protetti dal Partito e da organizzazioni varie, e che grazie a loro comandiamo noi. Messaggio esplicitato dall’attualissimo episodio dello spacciatore tunisino che, alla stazione centrale di Milano, accoltella un militare e un poliziotto durante un controllo di identità.

Il sindaco Sala lo aveva capito. Esitava molto a coinvolgere se stesso e l’Istituzione comunale. Aveva annunciato di voler partecipare senza la fascia tricolore: da cittadino, non da sindaco. Ma poi non ha avuto la forza di rimanere su quella posizione. Un cedimento che gli costerà.

Avrà dei costi tutta questa assurda marcia di domani, “sentita” solo dagli arruolati dei centri sociali, dalle strutture politiche di sinistra e dai beneficati del grande business dell’accoglienza, ma non dai liberi cittadini milanesi che svuoteranno la città partendo per il weekend. Costerà al sindaco, alla città, al Paese. Peggiorerà l’immagine dell’Italia all’estero in un delicato momento di riassestamento europeo, in una congiuntura che sembra offrire chances a Milano.

Sulle coste libiche la marcia sarà interpretata come un rinnovato invito a saltare sui gommoni per trasferirsi dopo poche miglia sulle navi Ong e Guardia Costiera italiana (in queste ore ne sbarcano altri 2300): dunque festa grande per il fatturato degli scafisti, delle Ong e dei fornitori tecnici delle navi interessate. Mentre in Europa si rafforzerà l’idea che gli italiani stanno importando troppi mal controllati africani e dunque le frontiere con l’Italia dovranno essere ancor meglio sorvegliate. Ormai, in Francia, Svizzera, Austria e Slovenia gli extra-europei provenienti dall’Italia non entrano senza documenti.

Pensate che la marcia pro-migranti di domani aiuterà l’Italia a sedersi con pari dignità fra Germania e Francia? Pensate che aiuterà Milano a conquistare gli investimenti e le scelte delle grandi strutture internazionali, che lasciano Londra causa Brexit? La sceneggiata dell’accoglienza diffusa e del “modello Milano” esportato in provincia è una rappresentazione PD che farà perdere altri voti.

Giornali e telegiornali al servizio degli “accoglioni” (nel senso di vocati all’accoglienza) dedicheranno ampi osanna al “trionfale successo della marcia anti-razzista”. Ma Milano farà più fatica a presentarsi come la metropoli ideale per i grandi sfrattati della Brexit. Non è difficile capire che le costose aree Expo e i grattacieli luccicanti saranno meno appetitosi, se assediati da poveracci d’importazione che la crisi italiana rende ancora più disperati.

Sindaco Sala, la marcia di domani è un inverosimile pazzesco patetico sciocco autogol.

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