Finchè c’è guerra c’è speranza

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FINCHE’ C’E’ GUERRA C’E’ SPERANZA

Questa volta però non è il film con Alberto Sordi

Tre italiani e un libico si erano specializzati nella vendita del prodotto più antico è più redditizio nella storia dell’umanità: le armi.

I loro prodotti di punta erano le eliambulanze che venivano poi trasformate a allestite come elicotteri da combattimento e le destinazioni erano la Libia e l’Iran.

Violando l’embargo internazionale facevano arrivare nei due paesi anche fucili da assalto missili terra aria e missili anticarro prodotti nei paesi dell’ex blocco sovietico.

Il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Venezia su indicazione della Dda di Napoli ha ricevuto l’ordine di fermare quattro persone indiziate di traffico internazionale di armi e di materiale “dual use” cioè di uso civile, ma convertibile per uso militare.

I protagonisti di questa vicenda sono tre italiani è un libico Mohamud Ali Shaswish, finora non reperibile, e sono accusati di avere introdotto tra il 2011 e 2015 in paesi soggetti ad embargo, quali appunto l’Iran e la Libia, mezzi ed armi senza le necessarie autorizzazioni ministeriali.

Al centro del progetto c’era la Società Italiana Elicotteri con sede a Roma il cui legale rappresentante Andrea Pardi, che è tra i fermati, era già stato coinvolto in un’altra inchiesta sul traffico d’armi e sul reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia.

Andrea Pardi era salito agli onori della cronaca già nel 2015 quando aveva aggredito un giornalista di Report che gli aveva chiesto un’intervista.

In almeno un caso questa società sembra che per vendere i pezzi di ricambio degli elicotteri in Iran si sia avvalsa della collaborazione di una coppia di napoletani che avevano agganci con alti funzionari di quel paese.

Secondo gli inquirenti in un caso avevano messo in piedi una triangolazione con una società della Repubblica di Panama, che non riconosce l’embargo. In un altro caso il trasferimento a gruppi militari libici sembra sia avvenuto con l’appoggio di una società Ucraina.

I due italiani fermati si chiamano Mario Di Leva convertito all’Islam con il nome di Jaafar e Annamaria Fontana. Sono sposati e vivono a San Giorgio a Cremano nel napoletano.

Sul Di Leva sono in corso anche accertamenti su una sua presunta radicalizzazione e nella vicenda sembra sia coinvolto anche un loro figlio.

L’indagine riguarda un traffico di armi destinate sia ad un gruppo dell’Isis attivo in Libia sia a gruppi di combattimento in Iran.

Agli atti dell’inchiesta ci sarebbe anche una foto in cui la coppia napoletana è in compagnia dell’ex premier iraniano Ahmadinejad.

L’inizio delle indagini risale al giugno del 2011 a seguito di un precedente procedimento penale dal quale erano emersi collegamenti tra clan camorristici dell’area casalese con la così detta “mafia del Brenta” relativa al traffico di armi.

Gallarate 31.01.2017

Fabrizio Sbardella

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